Sentire la mancanza di Fassbinder
di cloro
Un artista e un intellettuale di cui oggi si sente terribilmente la mancanza è il grande regista Rainer Werner Fassbinder. Nato e vissuto nella Germania Ovest (morto nell”82, a 36 anni per overdose di cocaina) ha al suo attivo piu’ di 40 opere tra film, film per la tv e opere teatrali. Un autore fertilissimo morto prematuramente che non ha avuto dal suo presente i tributi che avrebbe meritato e che oggi, nel 2012, è relegato nell’ambito del “cinema gay” come se il tema dell’omosessualità -che certo nei suoi film non manca, si veda “Querelle” e ”il diritto della forza”- esaurisse il grosso delle tematiche cui si è dedicato.
Quando avevo 20 anni e facevo la tessera dell’agis per studenti andavo al cinema tutte le sere. Le produzioni tedesche allora (primi anni ’80) erano il piatto forte delle sale d’essay, quando ancora esisteva il cinema indipendente e quindi mi sono vista rassegne dedicate a Herzog e a Wenders. A Fassbinder non dedicarono mai, almeno che io ricordi, una vera e propria rassegna: all’epoca vidi “il matrimonio di Maria Braun” che ebbe un certo successo di pubblico e andò anche in prima visione e qualche altro film. Durante il corso di tedesco, poi, studiammo quella lingua anche guardando “Angst essen Seele auf “, “la paura mangia l’anima” chè i dialoghi scarni ed essenziali ben si prestavano ad esercitare la comprensione e l’uso dell’idioma germanico da parte dei principianti.
Tuttavia Fassbinder non è precisamente un regista per giovani, o almeno all’epoca personalmente credo di non aver avuto gli strumenti di vissuto e di emotività per comprendere il mondo poetico di un autore così complesso, così profondo e totalizzante nella descrizione dell’umanità contemporanea. Pertanto oggi, complice un’obbligata immobilità che mi ha costretto in casa per un lungo periodo, mi sono guardata e riguardata molti suoi film e sono arrivata alla conclusione che si tratti di un autore immenso, della portata di un Kubrick o di un Tarkovsky, il quale -senza soffrire della loro lentezza narrativa – disegna un affresco della natura umana dove vi si dipingono delle verità eterne, universali, che si particolarizzano nel periodo storico in cui sono costrette.
I suoi film sono uno diverso dall’altro: si passa dalla raffinatezza (alla Visconti) di “Effi Briest” al crudo surrealismo di “Nessuna festa per la morte del cane di Satana”. La tematica dell’alterità e del razzismo strappa il cuore ne “la paura mangia l’anima” e l’angoscia esistenziale umana amplificata dal cinismo dei propri simili viene cantata con poesia assoluta nella storia tragica della dolce transessuale Elvira de “Un anno con tredici lune” . Film molto varii con il suo tratto pero’ sempre presente, Fassbinder è un regista che firma i suoi film con il sangue e non si puo’ sbagliare a capire che si tratta di lui, pur nella piu’ disparata varietà di storie, personaggi, ambientazioni e stili narrativi.

Per Fassbinder l’uomo è un animale che ha bisogno di semplicità, che chiede solo di essere amato ed abbracciato spesso e che ha come peggior nemico la solitudine. Tutti i suoi problemi nascono dal contesto sociale in cui si trova a dipanare la propria storia, in particolare quello forgiato dall’era capitalista: il piu’ crudele sistema sociale a cui l’uomo si è trovato ad essere condannato venendo ostacolato continuamente nella ricerca legittima della concretizzazione della propria felicità. In “le lacrime amare di Petra Von Kant” una delle battute-chiave è “l’essere umano è fatto per stare con i propri simili, peccato che non abbia mai imparato a farlo”. Gli umani hanno costruito un mondo dove l’amore -il sentimento piu’ semplice e spontaneo che si ha bisogno di esprimere- è reso chimera irraggiungibile dalle convenzioni umane, dal “mercato”, dal sistema economico che modella, distruggendolo, quel che non puo’ incanalare entro i suoi parametri. La società regolata dal “mercato” uccide qualunque alterità e schiaccia finanche il processo naturale attraverso cui chiunque di noi è chiamato a conoscersi per quello che è .
L’essere umano, per Fassbinder, non ha molte possibilità di trovare il suo posto nel mondo regolato dallo sfruttamento capitalistico. La strategia che gli garantisce un più sicuro successo in termini di eliminazione di problemi di sopravvivenza spicciola è riuscire a diventare un “padrone”, a rubare potere a discapito dei suoi simili, piu’ facilmente di quelli che lo amano. La regola sociale dello sfruttamento impone a tutti di diventare traditori di coloro che ci vogliono piu’ bene e sono piu’ simili a noi.
In questo contesto, il perseguimento di quest’obiettivo pero’ ha dei costi emotivi fatali: si diventa freddi, incapaci di provare ancora sentimenti. Pertanto s’innesca il tema del sadomasochismo come modalità di rapporto in cui al trasporto emotivo si sostituisce l’esaltazione della propria posizione di potere oppure della sottomissione il cui vantaggio è datoo dalla cessazione del dolore dipendente dalla controparte amata: i film di Fassbinder pullulano di questi rapporti umani malati che sono “contro natura” perchè la perversione è comunque anch’essa un’alterità inaccettabile per il complesso sociale e la macchina economica che lo sorregge. Nel suo cinema le storie finiscono quasi tutte male perchè socialmente ed economicamente non c’è spazio per l’espressione individuale, men che meno per alcuna diversità.
Il pessimismo che emana dai film di Fassbinder è totale. Tuttavia esso è storicamente determinato dai rapporti di produzione e dal sistema di classi prodotto dal capitalismo. Sebbene il regista riesca a narrare queste storie anche con benevola ironia, alla fine cio’ che è “contro natura” finisce. Per “contro natura” Fassbinder intende “cio’ che non è previsto dal sistema dominante” , i cui sviluppi potrebbero nuocere alla sua perpetuazione: cio’ che il sistema perpetra contro l’essenza degli individui è quasi frutto di una cospirazione di classe scientificamente architettata. La critica, feroce e senza attenuanti, è rivolta alla società borghese: dall’alta borghesia raffinata alla piccola borghesia consumista tutti i suoi personaggi sono omologati, spesso alienati da se stessi e servi dello stesso sistema che li condanna ad una non-vita. Anche le anime piu’ elevate e piu’ libere alla fine non possono fare altro che soccombere sotto i colpi della distorsione di significati implicata dagli obblighi di sopravvivenza in un sistema che spaccia per naturale cio’ che “naturale” non è affatto.
Umanista, comunista, Fassbinder non è solo rivoluzionario nella poesia dei suoi dialoghi e nelle modalità narrative del suo splendido cinema, ma lo è anche politicamente, nonostante i suoi film pessimisti e drammatici potrebbero far pensare ad una sorta di rassegnazione in un’umanità triste e sola. Non è corretta un’interpretazione malinconica, soggettivista ed esistenzialista della sua opera: Fassbinder è un cineasta militante e pieno di speranze nel miglioramento della compagine umana. Il suo film piu’ esplicito, in questo senso, è “Viaggio a Niklashausen” in cui un gruppo di hippie cerca di convincere il popolo a considerare un male la proprietà privata, organizzando una falsa apparizione della madonna che si rende portatrice di questo messaggio a contadini poveri e rassegnati alla loro condizione.
Abdicare alla propria parte nella lotta di classe che il mondo borghese intraprende contro gli sfruttati ha dei costi sociali e individuali enormi. Ne “Perchè il signor R è diventato improvvisamente folle?” vediamo un padre di famiglia, benestante e lavoratore che come una bottiglia di una bevanda gassata troppo agitata e compressa esplode all’improvviso ed uccide senza alcuna avvisaglia moglie, figlio e vicina di casa. Vicenda i cui schemi ricalcano le linee essenziali di molti fatti di cronaca di questo genere che popolano i nostri giornali quando avvengono.
L’arte di Fassbinder manca alla nostra epoca. Manca la sua impietosa disamina dei meccanismi sociali malati che dividono gli umani in padroni e schiavi. Manca la sua prepotenza nel riaffermare sempre il diritto alla felicità come connaturato al nostro senso del vivere e costringe tutti a guardarsi dentro perchè lo ribadisce con una forza narrativa che quasi fa violenza alla nostra interiorità di spettatori. Manca la denuncia dell’ipocrisia assurta come stile di vita, che genera malattie e disturbi. Che spesso porta alla morte per la perdita della propria identità cui costringe. Manca il suo disprezzo per l’isolamento individuale e l’incomunicabilità che ne consegue. Manca la sua rivendicazione della liberazione dalla costrizione verso il denaro che inquina il tempo e il significato della vita, rendendo difficili, contorti ed alienati i rapporti umani. Fassbinder ci manca con il suo genio e la sua creatività raffinata, cruda, lucida, potente, volitiva ed emotiva, che esorta a prendere coscienza della necessità di una lotta per riconquistare cio’ che di davvero semplice e naturale l’essere umano ha perso, ancora di piu’ nella nostra epoca su cui egli, per la prematura scomparsa, non ha potuto esprimersi.
PS Tra l’altro i film di Fassbinder sono una boccata di ossigeno rispetto alla serialità dei film hollywoodiani, che per quanto qualitativi ,si impantanano sempre in quello stile monocorde e sempre uguale a se stesso che non riesce a darci la dimensione dell’”unicità” dell’opera.. Su youtube ne trovate parecchi, sebbene molti siano in tedesco con i sottotitoli in italiano. Per esempio c’è un film del 1973 girato per la tv tedesca “il mondo sul filo” http://www.youtube.com/watch?v=MjkshzIwmK4&feature=relmfu che è senza ombra di dubbio il modello ispiratore del film “Matrix”, solo fatto meglio, con un’impostazione molto piu’ colta (vi sono citazioni filosofiche di rilievo) e con uno stile europeo che fa ritrovare allo spettatore le proprie perdute radici estetiche e narrative.
Tratto da: Sentire la mancanza di Fassbinder | Informare per Resistere http://www.informarexresistere.fr/2012/10/28/sentire-la-mancanza-di-fassbinder/#ixzz2C9IrqF9N
- Nel tempo dell’inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario!
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Slendido post Cloro!!!!!!!!!!!!!!
Grandissimo Fassbinder….
Io ne conobbi l’opera quando era gia’ mancato, ad una rassegna per amanti del cinema d’autore che facevano sino a pochi anni fa a collegno, sedie di legno e pizze consumatissime ma mille lire a film, quindi.
Ad ogni modo per primo vidi querelle e ne rimasi folgorato, chi con me lo vide invece si schifo’, sai a vedere marinai pelosi che si baciano mentre fanno a mazzate….
O ma lo riattivi ‘sto blog oppure no?
Io ultimamente ‘sto parecchio lontano dal pc per motivi lavorativi ma quando posso passo…ciao bionda!