
di: Realdo Erba
Milano, una città di catrame e cemento, sommersa da una coltre di
polveri sottili, protetta da un esercito di sbirri
Non ci vuole il cervello di Celentano per capire che l’Expo 2015 sara’
una iattura. Anzi, lo è già. Eppure, la gran massa di intellettuali,
artisti e politicanti è in preda a una gioiosa frenesia,
nell’esaltazione sfrenata della pioggia i quattrini, che presto cadra’
sulla città. Senza dire però in quali tasche pioveranno i quattrini
e quale prezzo dovranno pagare, invece, gli esclusi, ossia i proletari,
che a Milano vivono e lavorano.
Il progetto Expo 2015 mette sul tappeto investimenti per 20 miliardi
di euro (volendo fare un paragone, il recente accordo franco-libico
prevede un giro d’affari di 10 miliardi). Quattrini che in buona
parte (se non tutta) saranno prestati dalle banche; da cui si capisce
il loro vivo interesse per questa ghiotta iniziativa.
Protagonisti del grande business sono i gruppi immobiliari (in testa
Tronchetti Provera-Pirelli Real Estate e Ligresti-Fondiaria SAI) e
finanziari (in testa Intesa-SanPaolo e Unicredit), che hanno gia’
allungato le loro manacce sulla città.

Milano è oggi la città dei «mille cantieri»: sono stati varati sei
grandi progetti, ai quali partecipa l’élite dell’imprenditoria
italiana. Qualche esempio? CityLife (area della vecchia Fiera) a
Ligresti, con la collaborazione della Compagnia delle opere;
Montecity (con il nuovo quartiere Santa Giulia) a Zunino, impegnato
anche a Sesto San Giovanni nell’ex area Falck; le zone Garibaldi-
Repubblica-Isola-Varesine (ex progetto Città della Moda) al gruppo
americano Hines (unico «straniero», ma accompagnato da una
straordinaria mobilitazione di banche nazionali: Intesa-San Paolo,
Unicredit, Mediobanca, Banca Popolare di Milano, Montepaschi,
Antonveneta ecc.). Ci sono poi altri progetti, che vedono la
partecipazione di Pirelli RE; FIAT, Cabassi e altri allegri compari.
Le mani sulle case
Le grandi speculazioni immobiliari sono state preparate già gli
scorsi anni, scatenando un sistematico attacco sul fronte della casa,
costellato da espropri e sfratti. I più colpiti sono i pensionati, i
giovani e gli immigrati.
L’attacco passa attraverso:
- L’esproprio di chi non è in grado di pagare i mutui immobiliari. A
Milano, sono in atto più di mille pignoramenti per morosità sul
pagamento dei mutui: tra il 2006 e il 2007 gli espropri immobiliari
per morosità sono aumentati del 32% (dati Istat alla mano), e la
situazione va via via aggravandosi.
- Lo sfratto di chi non è in grado di pagare affitti. Per gli
affittuari di enti assicurativi o di privati con patti in deroga,
sono previsti aumenti dal 100 al 200%. Mentre, per le case popolari,
Aler e Regione Lombardia puntano ad affitti di mercato, con lo scopo
di eliminare il concetto di canone sociale. Complessivamente, le
famiglie sotto sfratto a Milano sono circa 10.000.
- Infine, la svendita (cartolarizzazione) degli immobili pubblici ai
grandi gruppi immobiliar-finanziari.
E per i cittadini? Inquinamento e sbirri…
Con la comoda scusa di Expo 2015, le normative urbanistiche vanno a
farsi benedire, lasciando spazio alle più spericolati avventure
edilizie. In primo luogo, sono infrante le disposizioni riguardanti
il verde pubblico e la «densità edilizia», ossia la quantità di metri
cubi edificabili per ogni metro quadrato. Inoltre, una cospicua parte
delle nuove costruzioni sarà destinata a uffici. Il risultato sarà un
notevole incremento del traffico automobilistico urbano, con una
preoccupante crescita dell’inquinamento. A latere, la bonifica delle
vecchie aree industriali (sature di veleni dei vecchi padroni di
Milano, i Pirelli, i Borletti, i Falk…), verrà fatta alla carlona,
come per esempio è avvenuto nell’area dell’ex Pirelli (Bicocca).
A questo punto, non ci vuole il cervello di Celentano, per prevedere
che, nel giro di pochi anni potremmo assistere a uno scempio
urbanistico di notevoli proporzioni, accompagnato da una profonda
disgregazione del tessuto sociale e dal pericoloso degrado
ambientale, in una città già sommersa da polveri sottili e monossido
di carbonio. Ed facile prevedere che anche il clima sociale si
scalderà. Non solo per le reazioni dei proletari, ma anche del ceto
medio a reddito fisso e di tutti coloro che vedranno peggiorare le
loro condizioni di vita e di salute. E, allora, per prevenire le
proteste, ecco le grandi manovre di polizia: varate all’insegna della
sicurezza. Il capro espiatorio sono i reietti, i rom, gli zingari,
gli emigrati.
Da un anno a questa parte, in nome della sicurezza, si passa dalle
fiaccolate razziste agli attentati ai campi «nomadi», fino ai recenti
sgomberi alla Bovisa, che, in difesa della proprietà privata, hanno
calpestato ogni rispetto dei diritti umani: donne, vecchi e bambini
sono stati gettati sulla strada.
Nonostante la pioggia di quattrini e nonostante gli sbirri, il
diavolo potrebbe metterci la coda. Il vento della recessione sta
raffreddando i bollori speculativi di affaristi e imprenditori, con
tutto il codazzo di politicanti, rendendo aleatorio intascare il
malloppo. Allo stesso tempo, si sta deteriorando una situazione
sociale già difficile sul fronte del lavoro e del caro-vita, che
potrebbe innescare, sul fronte della casa e della salute, una miscela
esplosiva, pronta a dilagare in nuovi focolai di tensione.
d.e.
L’OCCUPAZIONE ITALIANA
Nell’aprile del 1950, l’inaugurazione della Fiera di Milano
rappresentò per la borghesia italiana il segnale della ripresa alla
grande degli affari, dopo la parentesi bellica. Nonostante l’euforia
del momento, le celebrazioni dell’evento affaristico avvennero in un
clima di «occupazione militare». Ieri come oggi. E, con il titolo
“L’occupazione italiana”, «Battaglia Comunista» (organo del Partito
Comunista Internazionalista) denunciava il ritorno a quel regime di
occupazione militare, che i milanesi avevano vissuto pochi anni
prima, per opera dell’esercito tedesco (”L’occupazione italiana”,
«Battaglia Comunista», a VI, n. 8, 19 aprile-3 maggio 1950).
“Scioccato, l’ho saputo dai giornali” così Pecoraro Scanio alla notizia d’essere oggetto d’indagine. Cioè indagato. Altro che Celentano, non era lui il ministro dell’ambiente? Seguendo la teoria del complotto però potrebbe essere un’astuta discesa in campo, un endorsement a suo modo, al governo della Lombardia e alla sue losche trame, intreccio d’affari, religione e politica. Nonostante questo intreccio il caso Lombardia è noto agli economisti di tutto il mondo per la produzione del 51% del Pil nazionale. Varda te.
non vorrei che te lo fossi persono Clero:
il muro?
“una reazione alla situazione in cui Israele si trova…Nessuno vuole barriere di separazione, si tratta di una reazione difensiva”.
devi indovinare chi è.
ahhhhhhhhhhhh
ti ho chiamato per l’ennesima volta Clero.
Clora faccio mea culpa,
decidi tu la penitenza.
salutationsss
ps.
bello il nuovo vestitino del blog.
Segnalo la discussione “Milano Expo 2015: Cittadini condannati alla protesta o coinvolti nelle proposte?” ( http://www.partecipami.it/milanoexpo2015 ) avviata il 2 aprile nel “Forum permanente sulla città” di partecipaMi con questo post:
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Prima di Pasqua leggevo questo ( http://tinyurl.com/yt8mkf ) articolo del Corriere della Sera sull’Expo.
E condivido con l’autore che questo Expo porterà dei cambiamenti giganti nella città (a livello di strutture, a livello economico, a livello sociale, ecc). Ma Garzonio dice anche: “E v’è da creare una cultura dello sviluppo che, senza demonizzare mercato e produttività, metta al centro l’ uomo e la vivibilità“. E su questi temi si sono focalizzati numerosi commenti post “vittoria”.
Viene da chiedermi: l’evento Expo non potrebbe essere un momento per ripensare la sostenibilità della città?
E ancora: dove, a che livello, e in che modo è sostenibile coinvolgere i cittadini nelle scelte di questo Expo? sostenibile per la città, per i cittadini, ma soprattutto per i suoi rappresentanti.
– fiorella
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Oltre a tanti cittadini sono gia’ intervenuti alcuni consiglieri di zona, due consiglieri comunali e un ex senatore…