Se qualcuno volesse dare un giudizio, così, globale e un po’ generalizzato sul nostro tempo, in cui impera il pensiero unico di matrice liberista, che paga milioni a manager degni delle piu’ brutali pedate nel culo e fa passare la morte delle persone che si spaccano la schiena tutti i giorni come acqua fresca, vittime, hegelianamente parlando, di un indispensabile progresso che segnerà le “magnifiche sorti e progressive” di quest’umanità schiacciata e globalizzata, bisognerebbe che desse un’occhiata ai suoi filosofi di punta..
Qualcuno ha già classificato come merita Slavoj Zizek, uno studioso, uno che “bravo è bravo”. Ha letto, studiato, conosce tanti libri e si abbevera del linguaggio filosofico come uno che “ne sa”. E’ facile far presa sulle masse per un giornale che riporta le parole di Zizek che “è cosi colto”. Come la maggior parte delle persone non è, in effetti. E il “Popolo” di fronte alla “vera cultura” rimane per così dire abbacinato…ha soggezione… Il popolo si sente ignorante, di fronte a gentaglia così si sente di dire: “‘mazza oh che parole forbite che usa…’mazza che personcina di cultura…”
Ora: io insegno modestamente filosofia. Quando comincio il corso elaboro per (almeno) un mese il significato della parola che sarà “croce e delizia” dei miei studenti per tre anni…Illustro loro, potendo farlo, cosa vuol dire esattamente ’sto termine che ascrive al suo significato decine di grandi del pensiero e della vita culturale dell’umanità.
Il termine filo-sofia, come saprete, nasce da una laicizzazione del pensiero: se prima si pensava che la vita e i suoi fenomeni potessero essere spiegati entro un orizzonte mitico-magico, la filosofia segna una svolta: essa intende cercare di spiegare le cose con il raziocinio umano. E con la sensorialità che accompagna l’esame razionale dell’esperienza.
Per cui: la rappresentazione di noi stessi, del mondo, della natura, del tempo, di cio’ che noi siamo ora e di cio’ che saremo (o non saremo) dopo morti, cio’ che chiamiamo essere, nulla, individuo, materia, divenire ecc…sono esaminati a partire da mezzi umani: la percezione, il ragionamento, la logica. Anche le parole che si usano per questa disamina vengono vagliate in quanto alla loro consistenza: c’è chi dice che riflettano l’essere, chi dice che siano convenzioni umane ecc…e da lì parte tutta una carrellata di pensatori che hanno fatto delle ipotesi, uno dopo l’altro, criticandosi a vicenda e ciascuno esprimendo la propria teoria sulla vita sulla morte, sull’essere, sul nulla, sul significato del tempo che incarniamo, sull’amore, la volontà, la morale, la politica. Il modo umano di procedere, che è scandito dai significati, viene analizzato in quanto ai loro cambiamenti. Un problema filosofico enorme è quello dei significati che cambiano sempre, contrapposto a quelli che non cambiano mai.
Questa piccola divagazione per dire che la filosofia non dà risposte, ma traccia sentieri, formula ipotesi, fa appello a “radici di significato”. Per questa ragione si chiama “amore per la sapienza” e non “sapienza”: i filosofi dicono che l’importante è la ricerca (individuale) della verità. Di una verità in cui ci si puo’ riconoscere ma che puo’ anche cambiare, se è il caso che si decida di cambiarla.
La filosofia scandaglia la genesi di ogni pensiero dell’uomo “in prima persona”. Essa dev’essere perseguita se serve a noi personalmente. Se non ci serve è meglio fare altro: occuparsi di animali, di origami, di musica, di pittura. Scrivere poesie, sceneggiature, fare sculture o cose così. Non è assolutamente obbligatorio dedicarcisi, anche se in ogni uomo c’è la matrice di una ricerca di questo tipo. Che naturalmente puo’ essere lasciata perdere se alle domande sull’esistenza “ci si trova meglio” nel rispondere in altro modo.
Ora: in passato i filosofi erano considerati delle “autorità“. Dei savi, dei sapienti, degli uomini meritevoli di stima sociale e anche (prendiamo il caso di Aristotele) di onori e successo.
Molti di loro hanno ammesso (mi vengono in mente Pascal e Camus) di essersi piegati un po’ alle esigenze della sopravvivenza nel loro tempo, di essere scesi a compromessi, per necessità loro, con le autorità del tempo e hanno anche ammesso di essersi contraddetti rispetto a quello che pensavano. Oggi li si studiano come persone che, intrapreso il cammino filosofico, si sono rimangiati (per loro stessa ammissione) ragionamenti e significati in cui credevano. Li si studia come “troppo umani” , un po’ rinnegati ma, insomma, avendolo detto chiaro, neanche tanto…
Oggi tra i “maitre a penser” le cui elucubrazioni compaiono sui quotidiani di tutto il mondo, che scrivono libri tengono conferenze e fanno le palate di soldi con la scusa della filosofia, ci stanno Slavoj Zizek e Bernard Henry-Levy. La storia intellettuale di quest’ultimo, pur non rilevando mai alcuna adesione al marxismo, ci parla di un tizio fortemente provato dall’occupazione nazista della Francia, anche se non l’ha mai vissuta. Si allinea ad Albert Camus (che in occasione della guerra d’indipendenza di Algeria si schierò a favore della barbarie colonialista) e del resto Henri-Levy è figlio di un multimiliardario coloniale francese che dall’Algeria aveva dovuto menare le tolle, epperò ebbe tra i suoi maestri il grande Althusser, che ci impazzì a pensare come il marxismo potesse diventare umanamente applicabile all’organizzazione politica umana, senza imbrigliare l’uomo nelle dittature, fossero esse “del proletariato” o di altro tipo.
Poi nel ‘77 dopo aver criticato il maggio francese, scrive la sua opera forse piu’ famosa: “la barbarie dal volto umano” dove criticava senza appello il socialismo reale, togliendo al marxismo ogni possibilità residuale di interpretazione diversa da quella che è stata storicamente data dagli eventi. In sostanza il suo discorso era: “se vi appellate al marxismo come formula di riscatto, sappiate che avete sbagliato proprio filosofo, perchè in Marx vi sono i germi per la barbarie che si è poi verificata in URSS e similaria.”
Piacque al potere liberista che cominciava a schifare il marxismo, il suo discorso. Al punto che piano piano (chè all’epoca il “comunismo” era una moda diffusa, salvo che poi al momento buono moltissimi saltarono giu’ dal carro di quello che sembrava il perdente) la carriera di Henry-Levy si andò consolidando: si fece la fama di opinionista, tuttologo e (bada ben bada ben) filosofo. Cominciarono a chiamarlo così in pochi, poi la “fama” fu piu’ forte della realtà. Oggi Henry-Levy è un “filosofo” per la cultura ufficiale e per i media.
Nella contemporaneità, abbiamo assistito ad un Henry-Levy fare proclami guerrafondai all’epoca della guerra tra Russia e Georgia per la questione dell’Ossezia. Essere etichettati filosofi non significa però essere anche “poeti”. Si puo’ essere poeti della filosofia, ma questo non è il suo caso, visto che sciorina una retorica guerrafondaia degna del peggior postatore di informazione corretta.
Oggi scopriamo che Henry-Levy è anche un creatore di fake, di quelli, tanto per intenderci, alla 11 settembre. Quelle farloccate dall’alito pesante, che richiamano la categoria antropologica (coniata dal grande Fulvio Abbate) del “Pezzo di merda” cioè di colui che non ha nessuna vergogna a esprimere il falso, sapendo benissimo di farlo e avendo strumenti per capire che le sue falsità riecheggiano nella comunicazione di massa sotto forma di proclami per il potere guerrafondaio: in altre parole ad asservire la sua etichetta da filosofo agli interessi delle banche e delle lobby che le sostengono e alimentano, alle società segrete e alle confraternite di stronzi che provocano tragedie come quella di Viareggio tutti i giorni e volutamente, stragi schifosamente pianificate per un telos che puzza di profitto e asservimento al capitale multinazionale e alla sua perpetuazione.
Ora: da filosofa (o per quelli che pensano che sia troppo spocchiosa a definirmi così: da dottore in filosofia) questa gentaglia mi fa incazzare come una bestia. A Sartre che all’epoca dell’ “ho scelto mia madre” di Camus (magari piu’ bravo di lui a scrivere certi concetti, non dico di no, ma che di filosofico non aveva manco il buco del culo) diedero gli epiteti piu’ volgari e cattivi, essendosi lui schierato, per coerenza con l’antimperialismo marxista, contro la Francia “aggressore coloniale”. E fece fatica, per un lungo periodo a trovare editori che andassero contro l’opinione comune che lui fosse un “traditore della patria” mentre era solo un filosofo e un uomo coerente con se stesso.
Bernard Henry-Levy è stato pubblicato dal “corriere della sera” (che spesso pubblica le sue retoriche minchiate come se fossero la bbibbia) il giorno 26 giugno 2009 IN PRIMA PAGINA con un articolo farneticanete dove sosteneva di aver messo su facebook un “documento straordinario”che vedeva il presidente iraniano Ahmadinejad (preso a suo dire clandestinamente, da qualcuno che “rischiava la vita a riprenderlo col telefonino” ) che confessava il suo “fascismo” realizzato con gli ultimi “brogli elettorali” e di questo documento dice espressamente: “Quel ringraziamento riguarda i brogli che hanno hanno consentito al presidente di “vincere”, anche se qualcuno tra i miei amici iraniani pensa sia precedente al voto e che il grazie sia invece per la preparazione delle elezioni truccate. Ma se i tempi sono ambigui, non lo è il resto: la “grande vittoria” di cui parla Ahmadinejad è la futura esportazione della rivoluzione islamica nel mondo che il presidente sogna da tempo. Un progetto terrificante. Un video che fa ancora più impressione di quelli sulle proteste a Teheran”
EBBENE: Tale video è su You tube dal 2007. Non mi sembra ci sia altro da aggiungere allo spessore filosofico di Henry-Levy in merito all’apporto che egli sembra voler elargire all’umanità tutta.
Perdonami l’OT, Cloro, ma devo proprio dire che i tuoi studenti sono molto fortunati!
Io al liceo avevo una professoressa di filosofia che non ha mai osato spiegare neanche una pagina, dal momento che a parere suo la filosofia non poteva essere spiegata (fortuna che a me l’Abbagnano sia molto piaciuto…).
Questo succedeva con una docente 50enne alla fine degli anni ‘90 e non sono sicuro che grazie all’istituzione della Sis la qualità media della docenza sia cresciuta.
x necroscopio: se ti devo dire la verità pure io penso (immodestamente) che i miei studenti siano abbastanza fortunati. Come tutti gli studenti che hanno come insegnante una persona cui piace il suo lavoro e non un cialtrone come ( purtroppo devo ammettere) tanti che pullulano nelle scuole dale nostre parti.
ps la sis nn centra. è che il nostro lavoro è difficile e lo devi amare
“pezzo di merda”, “buco del culo”, “puzza di profitto e asservimento al capitale”, “confraternite di stronzi”: Cloro, quanto sei lontana dal mio modello, i veri Professori, quelli di un tempo, quelli che ora hanno i capelli bianchi, rimpiazzati da gente che sparge giudizi, e non si limita a trasmettere conoscenze e metodo, con umiltà…
x professore: ma dai, è penoso ’sto commento….chi sei un troll sionista mascherato da nostalgico del libro cuore (massone) ?
“complimenti” prof., 4 insulti in due righe.
Citando il libro che definisci massone, mi vien da pensare che “L’educazione di un popolo si giudica innanzi tutto dal contegno ch’ egli tiene per la strada. Dove troverai villanie per le strade troverai villanie nelle case”: povera Italia, se deve essere giudicata dalle tue villanie per le sue strade telematiche
APROFE: mazza oh, ma se nn ti piace il mio blog com’è che sei sempre qua? prova ad andare su edmondodeamicismassone.it anche se penso che faccia piu’ per te informazione scorreggia, pardon, informazione corretta
ps ma poi com’è finita? facevi anche tu studi di filosofia, li hai poi finiti? Il pezzo di carta l’hai preso?
prof., vedo che preferisci l’insulto personale al confronto sulle idee…con riferimento al sito informazione corretta, forse non ti piace al pari della massoneria perchè, come questa insegna, un buon Muratore non deve porre nessun limite alla ricerca della Verità?
Professore, più che di educazione sarebbe opportuno parlare di cultura. Una persona è libera fino al 17 luglio 2009 (Domani passa il decreto sicurezza + 15 di Vacatio legis) di esprimere le proprie opinioni nelle maniere che ritiene più opportune specie se le esterna in un blog,nel suo blog, che certamente non è una tribuna come il Corsera.
Con questi tuoi interventi completamente vuoti e privi di critica e argomentazioni hai dimostrato di essere senza educazione ne cultura. Non è facendo il richiamo a chi scrive o criticandone i modi coloriti che si risponde in un thread come questo specie se si vuole sviluppare una discussione costruttiva.
al professore piace l’eloquio forbito: beh allora lo accontento. Henry Levy è un servo utile alla lobby sionista per spacciare gli ordini del giorno di Tel Aviv al popolo incolto e incapace di distinguere un’argomentazione dalla propaganda. idealmente Levy è un lacché travestito da maggiordomo i cui sproloqui sono roiba da sanitrit (c).
senza insulti, solo con oggettività.
Per dire la verità, gli infortuni sul lavoro non dipendono affatto dal liberismo: qui http://app.wshc.gov.sg/cms/Portals/0/WSHC/downloads/publications/WSHACAnnualReport2005-2006.pdf
trovi le percentuali di infortuni sul lavoro in alcuni paesi del mondo (manca la cina, dove la media è circa 7,7 morti per 100.000 abitanti, molto sopra la media).
I dati sono vecchiotti, ma credo che siano gli ultimi disponibili a livello globale.
Leggendo la classifica una cosa salta agli occhi: non è affatto la dottrina economica che causa gli eventi mortali.
Peraltro da allora la Gran Bretagna, parecchio liberista, ha ridotto gli incidenti mortali sul lavoro a 0,43 per 100.000 abitanti nel 2007: uno dei migliori risultati al mondo.
Marco, se fossi mio allievo ti darei 10 con lode. Non so che voto ideologico ti darebbe la Prof.ssa Cloro
Marco sembrano le statistiche di Trilussa. Non è solo il sistema ma anche tanti altri fattori tra cui abitanti, per esempio la Cina è più grande dell’Inghilterra, l’avanzamento tecnologico, la tipologia di industria e artigianato. Insomma. Il liberismo non ne esce assolto. sta tranquillo.
Grande SPB! A parte che me devi da spiegà che c’entra la dimensione della popolazione con dei dati percentuali (7,7×100000 è o no confrontabile con 0,43×100000 secondo te?), il tuo ‘ragionamento’ (scusa le virgolette) sarebbe: siccome c’entrano anche altri fattori, ALLORA l’unico che conta è il ‘liberismo’?
Forse dovresti ridurre la dose di whisky… :))
A Cloro non provo nemmeno a spiegarglielo, ma te cmq dovresti sapere che ‘liberismo’ applicato indistintamente a paesi come USA, UK, Giappone, Francia, Germania o HongKong è un mumbojumbo senza senso.
Saluti
Uau. Der professor. A volte ritornano.
Marò. Mi vengono sempre i brividi leggendoti.
mumbojumbo!!
Era na vita che non sentivo sto termine.
Comunque c’hai proprio ragione. Se vogliamo attenerci alla statistica pura i tuoi conti possono pure tornare.
Ma io ritorno a dire che tutte ste classificazioni del cavolo lasciano sempre il tempo che trovano.
Di gente che muore per portare la pagnotta a casa ce ne è sempre stata e sempre ci sarà. Sotto qualsiasi forma socio-politico-economica abbia preso forma dagli albori della razza umana in poi.
E’ sempre il vil denaro che porta a quello che subiamo.
Sempre i soliti bastardi figli di madre allegra che vonno arraffà. E fanculo alla sicurezza.
Che non è come in matematica cambiando gli ordini dei fattori. Ogni paese è una cosa. Infatti la statistica come la intendi tu è alla trilussa.
SPB
“La statistica come la intendo io” quale sarebbe scusa? A me per la verità interessava come la intendi tu. Immagino sia una statistica tuttora poco conosciuta nel mondo.
Se poi “ogni paese è una cosa”, allora i confronti fra paesi andrebbero fatti con qualche cautela, senza buttarla subito in caciara con cose tipo “la colpa è del liberismo”…
Saluti.
Diciamo che i liberisti hanno spostato la merda da un altra parte?
E che un pezzo, in ogni caso, è rimasta a casa loro.
Diciamo che è cosi,infatti
ma la testa è da noi purtroppo e si vede.
no non è cosi, hanno spostato altrove una merda che ci sta tornando a casa decuplicata e come un boomerang.
Era previsto del resto anche questo, matematicamente e ideologicamente dai globalisti del NOM
Sì, quelli del sangue
Buona notte
Professore, grazie per il voto, ma non so se vorrai confermarlo anche dopo questo post.
SPB, no, il liberismo non si assolve, ma per altre ragioni. Il liberismo è responsabile di tutta un serie di malanni di cui il sistema economico mondiale soffre oggi.
L’attuale crisi economico-finanziaria è deteminata dal liberismo: non credere che la ragione della crisi siano i cosiddetti mutui subprime; quelli sono diversivi per il pubblico. La ragione vera, che ogni “addetto ai lavori” sa (e qui ci sono anch’io) è la speculazione mondiale sui derivati permessa dalla mancanza di regole dei mercati finanziari. Non economici, finanziari.
Il liberismo è responsabile delle bolle speculative immobiliari ed azionarie che impoveriscono milioni di persone (certo, la stuazione sarebbe un po’ meno grave se il mondo non fosse pieno di allocchi che credono di essere grandi finanzieri perché il giorno prima hanno visto una puntata di Porta a Porta con Profumo e il giorno dopo vanno a giocarsi in borsa i risparmi di una vita).
Il liberismo è responsabile, in breve, del prevalare dell’economia “di carta” su quella vera e, con essa, di diversi aspetti critici del sistema economico mondiale.
Ma non degli infortuni sul lavoro.
Lì le responsabilità sono diverse e riconducibili ad altri fattori.
Non è una difesa del liberismo, ma solo una più approfondita visione delle cose
Marco, ancora una volta 10 con lode, sempre ammesso che io sia il tuo prof
, vedremo se nel riscrivere le regole del gioco saremo davvero capaci di contemperare le esigenze di tutela degli investitori con le necessità operative dei mercati
Io so che stati come il Vietnam (e non me ne vogliano i vietnamiti) o la Nigeria nei prossimi anni avranno un pil superiore al nostro. Il problema che in Italia il liberismo è applicato solo all’imprenditore e non al mercato. L’imprenditore italiano lo interpreta come il concetto di esser libero di far quello che vuole, sia in termini di sicurezza, che poter fare come fa fiat cassaintegrare qua, farsi finanziare qua, e poi investire la. Leggi Termini Imerese e Chrysler. Sono questi i problemi del liberismo all’italiana.
ciao marco
dire il “liberismo” è ancora stare sul vago
alcuni circoli di affari alcuni ambienti alcuni nomi serpeggiano e sono sempre gli stessi
piu che di liberismo parlerei di globalismo poiché liberismo richiama come soluzione lo statalismo piu sfrenato
sono sempre disposta a tifare per lo statalismo ma bilanciato da quello locale, pubblico locale è importantissimo
liberismo si situa ancora in quel vecchio manicheismo tra destra e sinistra mentre lenuove idee sul globalismo alla naomi klein ormai l’hanno superato alla grande
facciamo attenzione ai termini che utilizziamo perchè sono essi che forgiano non solo l’idea che ci facciamo del mondo ma anche il mondo
ed è con la retorica dei significati svuotati o rovesciati che questi vati della globalizazione infatti forgiano il NOM plagiando le menti
In questo do ragione al professore, insultare o scoreggiare per scoreggiare forse serve solo ad aggiungere rabbia ed energia negativa alla merda esistente
ma a volte è semplicmente un modo per compensare l’esagerazione di politicamente corretto e di formalmente educato ma vuoto di senso
e poi per quello li,BHL gli insulti e le parolacce non sono mai troppi
mi fa incazzare come una iena
e quando ce vo ce vo
Azz…manco da mariadefilippi!!!
Azz..manco da mariadefilippi!!!
Il Corriere della Sera pubblica molti farlucchi tra cui anche Galli della Loggia e, scusate la parola, Oriana Fallaci. Per giunta quest’ultima anche adesso che è morta.
Replico a me stesso perchè sto andando in vacanza.
Quando il nano morirà, per una crisi ipertensiva scatenata dal pillolame, sicuramente gli dedicheranno una via.
Qui a Milano è un fatto assodato. Via Silvio Berlusconi.
Bene, così saprò dove portare a cagare il cane.
Cito:
“i veri Professori, quelli di un tempo, quelli che ora hanno i capelli bianchi, rimpiazzati da gente che sparge giudizi”
“Marco, ancora una volta 10 con lode”
evidentemente qualcuno e’ abilitato a spargere giudizi e qualcun altro no…
Mi sono sempre domandato perchè taluni personaggi per definire uno stronzo debbano usare per forza parole forbite e citazioni trite. Un pezzo di merda è tale pure se lo vesti col frac.
Ma si sa. A questo mondo e specialmente in questa italietta pacchiana è trendy far vedere quanto si è forbiti nel linguaggio. Peccato che alla fine dei conti il contenuto è nullo. Tutta fuffa.
X il prof. Dalle mie parti si dice che chi si offende è fetente. Fai tu.
“L’Italia è una distesa di giunchi appassiti che oscilla al vento osceno della stupidità”.
Visto che qualcuno qui invoca le maniere forbite…
Bernard Henry-Levy invece,secondo me é l´Alberoni francese.
La percentuale di stronzate per ogni riga é piú o meno la stessa.
Concordo sul giudizio negativo complessivo di Bernard Henry
Levy,ma la sua frase sul fatto che in Marx vi siano i germi
della barbarie e’ quanto di piu’ vero sia mai stato scritto al
mondo.Anche gli elettori italiani,che hanno spazzato via dal
parlamento italiano ed europeo senza pieta’ i partiti di matrice
marxista,sembrano essere concordi.
Henry-Levy è un anticomunista fanatico. Polemizza suMarx e sul marxismo, ma non sarebbe degno nemmeno di pulirgli le scarpe.
E poi diciamolo è un francese e quindi poco incline all’uso della doccia. Quindi puzza.
Successo al 2° Festival arte contemporanea di Faenza
La 24 ore di Pino Boresta
Domenica 19 aprile 2009
h 02:00 Suona la sveglia.
h 02:30 Mi vesto, esco, salgoo in macchina e parto.
h 08:45 Arrivo a Faenza.
h 09:00 Spalmo per la città le mie smorfie qua e là.
h 10:00/11:00 domenica 19 aprile 2009
Auditorium Santa Umilt
Coming Shows; la Biennale di Bergen
con Solveig Ovstebo, Marieke Van Hal
spettatori circa 15/20
Incontro Pier Luigi Sacco che mi presenta Bernd Fesel.
Ascolto in silenzio tutta la conferenza poi vado via.
h 11:00/12:00 domenica 19 aprile 2009
dove ISA Ballardini
Dentro l’opera
con Luca Trevisan e Andrea Bruciati
spettatori circa 30/40
Entro vado in fondo alla sala vicino al fonico e alla sua strumentazione e parodiando lo spot pubblicitario della trasmissione “Anno Zero” salgo su una sedia e urlo a squarciagola “AAHOOOOOOOOOOOOO!……..” sbigottiti e attoniti tutti gli astanti si voltano verso di me e io grido “Per andare alla Biennale da chi devo andare?”. Andrea Bruciati visibilmente divertito dice “Magnifico!”. Scendo dalla sedia e me ne vado.
Bene! Ho rotto il ghiaccio, ce l’ho fatta la prima è andata.
h 11:00/12:00 domenica 19 aprile 2009
dove MIC
Le biennali e il sistema dell’arte
con Carlo Bach, Jadranka Bentini, Silvia Evangelisti, Giuliano Gori, Annie Ratti
modera Cloe Piccoli
spettatori circa 200/250
Entro vado in fondo alla sala mi metto seduto in penultima fila, con il foglio del programma in mano chiedo al vicino conferma della sessione in atto, quindi faccio un bel respiro mi alzo
in piedi sulla sedia e urlo a squarciagola “AAHOOOOOOOOOOOOO!……..” l’intero uditorio seduto nel lungo corridoio si volta di scatto all’unisono e sbigottito verso di me, (è stato bellissimo sembrava la scena di un film) quindi grido “Per andare alla Biennale da chi devo andare?” poi strillo la stessa cosa in inglese. Mentre scendo dalla sedia e sto per andare via scatta un applauso, guardo l’orologio e mi dico: “Se mi sbrigo prima di mezzogiorno faccio in tempo a farne un’altra”.
Questa è stata forse la più emozionante non per l’applauso ma per la prospettiva dalla quale mi sono goduto la scena.
h 11:00/12:00 domenica 19 aprile 2009
dove ISIA
Auditorium Santa Umilt
con Bernd Fesel, Donato Giuliani, Simon Roodhuse, Pier Luigi Sacco
modera Stefano Baia Curioni
spettatori circa 20/30
Entro vado in fondo alla sala vicino al fonico e alla strumentazione salgo su una sedia e urlo a squarciagola “AAHOOOOOOOOOOOOO!……..” sbigottiti ed attoniti tutti si voltano verso di me e allora grido “Per andare alla Biennale da chi devo andare?” ripeto lo stessa cosa in inglese. Pier Luigi Sacco sconcertato e molto preoccupato si alza di scatto e mi viene incontro ma prima che possa raggiungermi io sono già fuori verso la prossima meta.
Molto bene, anche questa è fatta, ma ora i telefonini degli organizzatori incominciano a squillare all’impazzata da tutte le parti “Attenti c’è un pazzo che va in giro a strillare durante le conferenze” “ma chi è?” “Bhoo! Un certo Pino Foresta” “ No! Boresta non Foresta” “ Che facciamo? Chiamiamo la polizia, la sicurezza?” “ No! É meglio di no sarebbe peggio, lasciamolo fare infondo è innocuo è solo uno di quegli artisti outsider, non è un pericolo lo conosciamo… facciamo solo in modo che se ne parli e si sparga la voce il meno possibile. Diamo inoltre direttive a chi redige i comunicati che non si faccia il ben che minimo accenno al fatto, deve essere come se nulla fosse successo” “Hai ragione se facciamo finta di nulla e niente viene pubblicato tutto sarà dimenticato presto” “Ok! bene facciamo così”
Questo dialogo non è frutto di un intercettazione ma solo il prodotto della mia fantasia, ogni riferimento a fatti luoghi e persone è puramente casuale.
h 12:00/13:00 domenica 19 aprile 2009
dove Teatro Masini
Le biennali degli artisti
con Cesare Pietroiusti intervistato da Angela Vettese
spettatori circa 400/500
Arrivo alla Piazza della Molinella ma a causa della pioggia mi dicono che il meeting si sta tenendo dentro al teatro. Entro, e mi guardo intorno, il teatro è bellissimo e quello che racconta Cesare è sempre interessante, vorrei godermi tutto di più ma sono li per uno scopo ben preciso e non posso transigere, il lavoro viene prima di ogni cosa me lo ha insegnato il mio maestro. Intravedo una poltrona vuota la scavalco dal retro vi salgo sopra e strillo con quanto più fiato ho in gola
“AAHOOOOOOOOOOOOOOOOOOO!……..” centinaia di occhi spalancati dall’intera platea, logge, loggette e loggione vengono puntati su di me, e quindi grido“Per andare alla Biennale da chi devo andare?” poi la stessa cosa in inglese. Cesare Pietroiusti entusiasta dice “Fantastico!… però non l’ho riconosciuto” . Io nel frattempo avevo fatto la mia solita uscita repentina come da copione ma questa volta mi soffermo poco fuori perché volevo rientrare per seguire il resto dell’intervista. Uno degli inservienti uscendo e scorgendomi nell’androne del teatro mi dice “Guarda che stanno rispondendo alla tua domanda”. Cosi mi affretto a rientrare e in effetti, la Vettese sollecitata da uno spettatore stava dicendo qualcosa del genere; “In fondo partecipare a una Biennale di Venezia non è cosi decisivo per la carriera e il successo di un artista visto che tantissimi artisti che hanno partecipato sono poi scomparsi nell’oblio più assoluto”.
Angela ha sicuramente ragione, è per questo che io faccio di tutto per non correre questo rischio, e anche questo articolo ne è la prova. Avrei voluto però anche rispondergli che almeno loro l’occasione l’hanno avuta, ma questo botta e risposta non faceva parte del mio copione performativo, per una correttezza auto impostami non volevo togliere spazio ai personaggi ufficialmente invitati al festival. Del resto io la mia proposta all’organizzazione per una partecipazione ufficiale l’avevo fatta, visto che per 2 anni ho portato avanti un progetto che consiste in una petizione a mio favore per essere invitato alla Biennale di Venezia e della quale si era molto parlato e scritto. Li avevo informati che avevo raccolto 1000 adesioni, e che l’intera documentazione era stata spedita a Daniel Birnbaum (direttore delle prossima edizione) ma ho ricevuto un email di risposta dall’organizzazione del festival che mi ha comunicato che era troppo tardi per inserirmi nella programmazione ormai definitivamente chiusa. Ma come dice Einstein è tutto relativo perché circa un mese dopo, esattamente il 9 aprile 2009, solo 7 giorni prima dell’inizio del festival esce un articolo su Exibart che annuncia “Il festival dell’arte Contemporanea di Faenza, guidato da……aggiunge nuove frecce all’arco del suo programma……Lorenzo Fusi……Arto Lindsay e Tomas Saraceno ……Hector Zamora e la pluribiennalista Lara Favaretto… Sissi e Bertozzi & Casoni.” Caro Albert quanto hai ragione.
h 13:00/15:00 domenica 19 aprile 2009
dove Piazza della Molinella
Pausa pranzo
Incontro Cesare Pietroiusti nell’info Point e non mi faccio sfuggire l’occasione per chiedergli perché al termine del suo intervento (al quale ho assistito) non ha voluto firmare la mia petizione dicendomi che ne avremmo parlato dopo.
Potevo accettare il diniego di tutti quelli che come; H.H. Lim, ABO, Francesco Rutelli, Domenico Nardone, Pericle Guaglione Lucilla Catania, Massimo De Carlo, Daniele Puppi, Enzo Cucchi, Roberto D’Agostino, Thorsten Kirchhoff, Teresa Macrì, Elisabetta Benassi, Dobrilla De Negri, Anna Valeria Borsari, Renato Mambor, Roberto Pinto, Emanuela De Cecco, Oliviero Diliberto, Piero Mottola, Danilo Eccher, Stefano Arienti, Giulia Cavallaro, Guido Curto, Sabrina Mezzaqui si erano rifiutati di firmare, ma non potevo accettare il suo senza una spiegazione, e chi conosce la mia storia sa bene il perché.
Mi ha detto che non poteva firmare perché se c’era uno che lo meritava più di me quello era lui e molti altri prima di me, io gli ho risposto che forse aveva ragione ma purtroppo l’idea l’avevo avuta io, e non poteva comportarsi come tanti altri rosiconi che mi hanno detto la stessa cosa ma che poi hanno simpaticamente firmato come Giovanni Albanese, Gianfranco Notargiacomo, sostenendo che trovavano l’idea geniale. Ho risposto a Cesare che se l’idea l’avesse avuta lui e mi avesse chiesto di firmare io non l’avrei firmata una volta, ma bensì 2,3,4 volte perché io lo stimo e gli voglio bene, nonostante questo rifiuto. Il resto della discussione è stato una serie di questioni sul mio e il suo lavoro del quale abbiamo tante volte discusso e di cui non posso certo parlarne in questa sede, ma un’affermazione va analizzata, e cioè quando sostiene che non se la sentiva di firmare anche perché parlando di questo mio progetto con altri aveva avuto modo di conoscere persone che avevano aderito solo per cortesia, amicizia, gioco, divertimento e senza credere realmente nel valore del mio lavoro. Gli ho risposto che anche noi alla Quadriennale con il gruppo dei “Giochi del senso e/o Nonsenso” quando con l’operazione “Invito alla XII Quadriennale” abbiamo deciso di accettare tutti coloro che volessero esporre nel nostro spazio la loro opera non abbiamo fissato meriti di valore ne limiti di principio o moralità. Tante è vero che alcuni pensando di prenderci per il culo ci hanno portato di tutto, ricordo un tipo che addirittura ci ha portato due boccioni di piscio che noi abbiamo regolarmente esposto in bella vista e tante altre provocazioni delle quali non ci siamo affatto posti il problema se esporre o no. Per cui questo vale pure per il mio progetto “FIRMA BORESTA”. Inoltre chi se ne frega se uno firma per un motivo o per l’altro…del resto l’arte relazionale non è altro che lo specchio della vita e di quello che in questa succede, e questo è quello che volevo dimostrare e forse ci sono riuscito. Figurati se un candidato politico si preoccupa del motivo per il quale qualcuno lo vota, l’importante è che lo facciano. Il voto di Cesare non mi avrebbe sicuramente assicurato l’invito alla biennale ma per me sarebbe stato come quell’abbraccio e quella carezza che da tanti anni non ci siamo più dati. In ogni caso poi chi ha detto che la decisione reale di firmare di alcuni individui non sia quella che hanno detto a me piuttosto di quella raccontata a lui? In un paese dove gli exit poll non hanno mai azzeccato una previsione non si può fare certo affidamento su quello che dice la gente, ma piuttosto su quello che in definitiva fa, non credete?
Ma al di fuori di tutto questo la cosa che più mi ha più ferito dopo aver a lungo discusso con te caro Cesare, sono le cose che mi hai detto e sono uscite allo scoperto distruggendo quello che per tanti anni ho pensato che tu pensassi di me e del mio lavoro quando nel 28 febbraio 1998 in una lettera di presentazione per un concorso scrivesti quanto segue:“Conosco Pino Boresta dal 1993 e, da allora, ho più volte, e per progetti anche impegnativi, lavorato insieme a lui. Fra l’altro, egli era uno dei componenti del gruppo “Giochi del Senso e/o Nonsenso” che ha ideato, organizzato e gestito l’operazione “Invito alla XII Quadriennale” (settembre-novembre 1996). In tutti questi anni di lavoro fatto in comune, ho avuto modo di conoscere e apprezzare da un lato il suo lavoro di artista, dall’altro le sue qualità umane. Il lavoro di Boresta è fortemente caratterizzato dalla dedizione ad una sperimentazione che, in modo ostinato e capillare, cerca dimensioni comunicative inesplorate, occasioni di provocazioni visive e intellettuali e il confronto con i contesti sociali più vari. Con la stessa attitudine di apertura e quasi di sfida comunicativa, Pino sembra muoversi a suo agio sia nelle strade della città che dissemina di tracce e di stimoli, sia nei luoghi espositivi propriamente detti, che con il suo intervento, diventano sempre un po’ meno ingessati e convenzionali. L’impegno e la dedizione testardi e anti-economici sono del resto anche segni della personalità di Pino, la cui generosità alla comunicazione no è costruita o affettatamente colta, ma profondamente insita in lui. Spesso in questo senso, mi è sembrato di notare che per Boresta l’apertura e la franchezza fossero in un certo senso inevitabili, e quasi impensabili e incomprensibili, invece, le attitudini e le situazioni costruite sulla chiusura e sulla predeterminazione dei ruoli e dei significati.” . Ma anche queste vicende servono per diventare più forti e io ti ringrazio per la riflessione ed analisi ulteriore che grazie a te è sorta in questo progetto, che ha detta di alcuni a smosso diverse coscienze.
h 15:00/16:00 domenica 19 aprile 2009
dove MIC
Le biennali degli artisti
con Monica Bonvicini, Massimiliano Gioni, Marina Sorbello.
spettatori circa 300/400
Entro e staziono infondo alla sala, tutte le sedie sono occupate. Ne prendo una da un sottoscala e la porto alla fine della sala. Incontro un sacco di amici Annalisa Cattani, Fabrizio Rivola, Adriana Torregrossa, Fabiola Faidiga, tutti in piedi alla fine della coda, c’è anche il simpatico e bravo Michele Robecchi al quale dopo averlo salutato chiedo di farmi un po’ di spazio per piazzare la sedia. Faccio un bel respiro e pronti via!, salgo sulla sedia e urlo fortissimo “AAHOOOOOOOOOOOOOOO!……..” anche questa volta tutti sbigottiti ed attoniti si voltano verso di me e allora grido “Per andare alla Biennale da chi devo andare?” ripeto la stessa cosa in inglese scendo dalla sedia ma questa volta non vado via perché, credo fosse la Bonvicini mi chiama esortandomi ad andare al desk per spiegare il mio gesto. Lanciata come una sfida ero quasi in procinto di andare nonostante avessi deciso di non farlo in base alle direttive performantiche che mi ero imposto, ma visto l’insistenza ero sul punto di andare quando Gioni ha stoppato il tutto preferendo continuare a parlare lui. Pertanto desisto e decido di raccogliere un po’ di firme e adesioni di coloro che erano li e continuavano a farmi domande.
Vedendo passare Pier Luigi Sacco che mi guardava fortemente irritato e indispettito, lo fermo chiedendogli il perché di tanto astio infondo è solo una happening che animava il festival e che faceva riflettere. Gli faccio presente che quasi tutti lo trovavano piuttosto pertinente e in linea con il tema del festival e in molti casi rendeva la platea molto più attenta e questo era un bene in un festival di arte contemporanea dove si parla delle forme più avanzate di espressione. Se fosse stato Tino Seghal al mio posto sicuramente ne sarebbe stato felice, e poi su via un po’ di leggerezza, in giro c’è di peggio di cui preoccuparsi; come chi si fa inculare dai cani, chi mostra il video mentre si fa scopare dal gallerista, o chi usa le donne nude come sopramobili, io invece urlo solo la mia verità che male faccio? Gli ho detto anche che mi dispiaceva che lui mi guardasse in cagnesco e che anzi mi sarei aspettato che si complimentasse con me con pacche sulle spalle perché rendevo così il suo festival più vivace e avvincente, visto anche tutte le belle cose intelligenti, interessanti e giuste che scrive;“Gli artisti migliori sono da altre parti e non hanno vita facile - Exibart.onpaper n. 48” . non pensavo che venendo dalle sue parti gli dessi così fastidio. Come sempre le parole rimangono parole e i fatti sono un’altra cosa e io non ho mai chiesto aiuto a nessuno ne a lui ne ad altri ma un po’ di giusto e meritato rispetto sarebbe forse pure giunto il momento di concedermelo o no? Testimone di eccellenza di tutta questa pacata e piacevole conversazione con Pier Luigi è stato Michele Robecchi che ha seguito da vicino e con interesse la diatriba sostenendo di avere un particolare interesse sull’argomento, la cosa mi ha fatto molto piacere, ma chi sa anche lui cosa pensa realmente, forse un giorno me lo dirà o lo scriverà? chi sa?
h 16:00/17:00 domenica 19 aprile 2009
dove Teatro Masini
Le biennali dei curatori
con Massimiliano Gioni intervistato da Carlos Basualdo
spettatori circa 500/600
Entro e mi fermo in fondo alla sala accanto al fonico. Noto che più di qualcuno degli astanti in piedi e dalle logge mi ha riconosciuto e comincia a sbirciarmi con la coda dell’occhio. Decido cosi di non fare nulla e chiedo al gentile fonico di utilizzare la sedia vuota del collega assente, me lo concede e per un po’ ascolto quello che dice Massimiliano che stava confessando di aver paura di passare alla storia per il curatore specializzato nelle biennali. Nel frattempo la situazione intorno a me si rilassata e capisco che è giunto il momento di agire; salgo sulla sedia e urlo più forte che mai “AAHOOOOOOOOOOOOOOOOO!……..” meno sbigottiti e attoniti delle volte precedenti tutti i presenti si voltano e puntano gli occhi verso di me e io grido come un invasato“Per andare alla Biennale da chi devo andare?” anche questa volta faccio la versione in inglese. Carlos Basualdo si spaventa, ma non fa una piega, Massimiliano Gioni invece si lamenta perché era la seconda volta con lui presente e scocciato aggiunge rispondendomi “Non certamente cosi!”, gli ribatto che invece è una diversa alternativa di approccio che dovrebbe valutare. Qualcuno dal pubblico ad alta voce chiede di rispondere alla mia domanda “urlata”, ma lui svicola sostenendo che lo avrebbe fatto dopo magari in privato perché a lui interessa tutto, gli chiedo “Anche io ti interesso?” Mi risponde “Certamente! Mi interessano tutti?”. Allora chiamo a testimone l’intera platea e dico; “Avete sentito cosa ha detto? È interessato a me e al mio lavoro, staremo a vedere”. A tutt’oggi non ho avuto sue notizie chi sa forse é il caso gli ricordi il mio email salepepe9598@yahoo.it . Al termine dell’intervista Carlos chiede se ci sono domande e in molti aspettavano che io intervenissi. Un signore davanti a me si gira e mi dice “Perché non interviene ora?” gli ho risposto “Perché conosco tutte le risposte?” .
A seguito di ciò il 23 aprile 2009 alle ore 9.59 su Facebook mi scrive Stefano Pasquini su Facebook: “Devo dire che sono rimasto deluso dal fatto che non hai fatto una domanda a Gioni. Alla fine sei un timidone, tutto il teatro aspettava te.”
Rispondo il 23 aprile 2009 alle ore 11.57 sempre su Facebook
Non l’ho fatto perché conosco tutte le riposte e la mia performance-blitz non prevedeva questa aspetto di confronto. Io avevo proposto all’organizzazione di invitarmi ufficialmente ma non mi hanno voluto. Deludere le aspettativa dei miei sostenitori è poi quello che riesco a fare meglio e devo dire che ne sono anche piuttosto orgoglioso.
Inoltre credo che sia ora che anche qualcun altro incominci a tirare fuori le palle.., e il fatto che tutto il teatro aspettasse un mio intervento l’ho avvertito distintamente, ma è proprio per questo che non l’ho fatto… mai fare quello che gli altri si attendono da te, se si vuole stimolare qualche interesse bisogna evitare di essere prevedibili.
Se poi qualcuno vuole un confronto in quanto curioso di saperne di più organizzi pure un incontro io sarò ben felice di parteciparvi, ma figurati se quelli come Gioni e company accettano hanno tutto da perdere e nulla da guadagnare, per questo vado avanti per la mia strada, che non consiglio a nessuno di seguire.
h 17:00/18:00 domenica 19 aprile 2009
dove Teatro Masini
Coming Shows: Documenta 13
con Carolyn Christov – Bakargien intervistata da Carlos Basualdo.
spettatori circa 600/700
Non esco neanche dalla sala del teatro perché a seguire c’è subito la nuova direttrice di Documenta, qualcuno sostiene - la madre di tutte le esposizioni internazionali -. Mi accomodo su una poltrona in fondo alla sala accanto a due simpatiche ragazza contente che fossi lì perché ormai conoscendomi si sarebbero così risparmiate lo spavento dell’urlo iniziale. L’intervista a Carolyn è piacevole e con Carlos sono molto affiatati, a un certo punto improvvisano pure la macchietta del paziente e dello psicoanalista dove Carolyn fa la paziente e Carlos lo psicologo. La Christov chiarisce subito che non avrebbe parlato e detto nulla sulla prossima Documenta da lei curata ed era lì solo perché gli amici che l’avevano invitata non le avevano detto che le avrebbero fatto domande al riguardo. Pertanto incomincia a leggere dei testi scritti, che però essendo in inglese prima li deve leggere e poi li traduce in italiano. Qualcuno a questo punto comincia ad alzarsi ed andare via, per questo capisco che è il momento di agire sia per lei che per me. Velocemente mi arrampico sulla poltrona e strillo “AAHOOOOOOOOOOOOOOOOO!……..” ancora una volta si girano tutti verso di me, ma stavolta mi stavano aspettando, cambio però il cliscè della domanda urlando così; “Per andare a Documenta cosa devo fare?”. Lei pacatamente e con flemma anglosassone mi risponde;“Devi leggere ….” .e fa il nome di qualcuno di cui stava leggendo alcune citazioni, ma non ricordo chi fosse. Mi rimetto seduto e penso che anche io avrei qualche scrittore da consigliarle e chi sa forse dopo lo farò.
h 18:00 domenica 19 aprile 2009
dove Teatro Masini
C you 2010
con Claudio Casadio, Carlos Basualdo, Pier Luigi Sacco, Angela Vettese.
spettatori circa 400/500
Seduto sempre nello stesso posto ascolto la breve chiusura del festival con i soliti convenevoli e ringraziamenti di rito e l’annuncio del tema della terza edizione che sarà “L’opera”, saluti applausi e tutti via velocemente a casa.
Domenica 19 aprile 2009
h 19:30 Parto da Faenza
Lunedì 20 aprile 2009
h 01:30 Arrivo a casa a Segni (Roma)
h 02:00 Sono a letto e penso; censurino pure le mie incursioni ma speriamo che non distruggano le registrazioni audio video perché montate in sequenza tutte 7 con un minuto prima del blitz e un minuto dopo sono un opera fichissima che potrei donare proprio all’organizzazione del festival di Faenza per ringraziarli per non avermi invitato.
Pino Boresta
professore: ma quando mai sei stato insultato qui? Ti lascio anzi scorreggiare i tuoi commenti demenziali (basta che non me li scorreggi su palnews) quanto vuoi e non ti sei manco beccato un vaffanculo…dove altrove ti capita? Piuttosto Rebecca ti ha opinato determinati argomenti. Rispondile, anzichè inventarti cazzate…
e poi ricordati di Aristotele e di Kant (hai fatto studi filosofici quindi dovresti saperlo) : “conoscere è giudicare”
Ricordo a me stesso solamente che il giudizio umano è parziale per definizione; dovremmo ricordarci più spesso di essere solo dei legni storti, parafrasando Kant
professò: non a caso il “legno storto”, noto sito sionistazzo è una delle tue letture quotidiane preferite
non che Kant le abbia chiappate tutte. geniale il suo lavoro epistemologico. ridicola la sua ossesione per la morale con quella perla da “donna moderna” che è “le stelle in cielo la legge morale in me” fortuna che è arrivato nietzsche a smontare questa cazzata.
Sempre per citare Kant, tra le tue letture quotidiane ci sarà invece la Repubblica
x prof: sì. Quella di Platone
Nel tuo caso, quella dei racconti fenici
Professò, ma non è ora di andare a dormire, chè domani devi fare gli esami?
Sì,quelli del sangue
Buona notte