Alessandra Colla è una blogger che legge tantissimo e di tutto. E ha individuato e pubblicato un brano tratto da Gianantonio Stella, Chic. Viaggio tra gli italiani che hanno fatto i soldi (Mondadori, Milano 2000) sulla sciuretta Santanchè dai solidi ideali, che parla della sua “carriera” all’insegna della meritocrazia ,del sudore della fronte, illustrando qualche sua “abitudine di vita”, così, per far capire che la sciuretta che in nome della libertà strappa il velo alle islamiche, in realtà è avvezza ad una modestia e ad una vita talmente parca, nutrendosi solo dei bisogni essenziali, che non puo’ certo fare a meno di contemplare un crocefisso in ogni luogo in cui si reca. Perchè la spiritualità, in una così, è sicuramente la prima cosa. Signore e signori ecco a voi un altro esempio fulgido di classe dirigente italiana. Lo so che ci sono cose piu’ importanti di cui parlare di ’sti tempi (vedi, Piersabatino, ti prevengo
ma è troppo gustoso, ’sto brano e ve lo rifilo da leggere perchè so che vi divertirete (e vi incazzerete, ma vabbhe) :
Ferrari mignon per Lorenzino il Magnifichino
![]()
Bacini, bacini, bacini: «Cariiiino! Guarda cosa ti ha regalato la mamma…». E dal pacco, enorme, tra gridolini di meraviglia degli astanti, tutti rigorosamente imberrettati con un cappellino timbrato «Lorenzo» (c’è una collezione: Lorenzo 97, Lorenzo 98, Lorenzo 99…), viene fuori, rossa, lussuosa, sfolgorante, una Ferrari fatta fare su misura precisa identica a quella dei grandi. E tutti in coro: «Bruum! Bruum!». L’automobilina giusta perché Lorenzo Santanché, vestito come un piccolo lord, prenda gusto già da infante al destino che mammina ha ritagliato per lui: Protagonista del jet set. Che debutto, il debutto in società di Lorenzino il Magnifichino! Tutte le estati, da quando è nato offre, la notte di san Lorenzo, onomastico che gentilmente si presta a cadere il 10 agosto nel pieno della stagione vip in Costa Smeralda, un ricevimento mondano organizzato dalla mamma press agent: la sfavillante Daniela Garnero (fu) Santanché. Che fasciata in sobri pantaloni piumati o «impanata nei glitters dalla testa ai piedi», come ha scritto la velenosissima Beatrice Moss (sotto il cui nome si cela Marella Giovannelli), dopo essere via via diventata l’astro rampante della mondanità cuneese, gianduia, padana, italica, europea e mondiale, ha ora qualche modesta ambizione galattica. Il trionfo, costruito tramezzino su tramezzino, montblanc su montblanc, bavarois su bavarois fino ai faraonici gala per 500 persone col catering fatto venire apposta da Milano, è arrivato l’ultima notte di san Lorenzo del secondo millennio. Quando Daniela, sentendo ormai troppo stretto il mondo di Porto Cervo e Porto Rotondo, stracolmo di portoghesi e di donne che lei non sopporta, cioè le arrampicatrici sociali che si intrufolano dappertutto («Ma per la caritàà! Ma per la caritàà!» sospira sempre aggiungendo un articolo e un accento per sottolineare il suo disgusto), ha deciso di tagliar corto. E così, scartata l’ipotesi di dare il suo party nella villa sul mare affittata a Cala di Volpe, con sei camere, sette bagni, saloni e giardino, ha invitato gli amici (solo quelli stretti: 280) sulla francese isola di Cavallo. Sperando di raggiungere due obiettivi. Primo: l’eliminazione dei soliti imbucati, vi sto che per arrivare sul posto ci voleva la barca e per di più, quella sera (mare forza sette), uno yacht dei più seri. Secondo: il rimorchio, tra Alberto Tomba e Corinne Cléry, Piero Chiambretti e Paolo Cirino Pomicino («Un politico straordinario» dice, trionfatore al festival canoro organizzato sempre da lei per il Capodanno ‘99), di qualche testa coronata in vacanza da quelle parti al traino di Vittorio Emanuele. Con i rimorchi, del resto, la signora fu Santanché ha una certa dimestichezza. Prima di sbarcare a Torino per prendere la laurea in Scienze politiche (pare: ma ormai come in tutte le leggende metropolitane c’è chi favoleggia d’una laurea in Legge, chi in Psicologia…), era infatti cresciuta a Cuneo, dove era segretamente innamorata di Flavio Briatore («È bello, intelligente, miliardario: aereo privato, barca di 40 metri, le case più belle del mondo. Non ce ne sono tanti di uomini così») e dove il papà mandava avanti una ditta di trasporti. Fu allora che decise: «Io andrò lontano». E quando dice «io», Daniela lo dice con la serena consapevolezza di sé che potrebbe avere, come sottolinea Giancarlo Perna, l’imperatrice Teodora. Basta ascoltare come si presenta: «Sono Daniela Garnero Santanché, ho un’anima, un cuore e plasmo gli eventi in sintonia con la mia personalità». Voleva essere come quelle donne di cui parlava Camilla Cederna, «le signore che Irving Penn fa posare su “Harper’s Bazaar” o su “Vogue”, quelle che danno il nome a una rosa, […] che sono forse cleptomani ma possiedono collane così belle che gli agenti le seguono ai balli, che si comperano da Dior perfino le calze, che hanno bambini bilingui a due anni» e che «se sono in lutto si guarniscono soltanto con brillanti e perle nere (perle grigie se la morta è una cugina)». Essere citata «tra le zarine della vita mondana», quelle che «parlano in francese al cane, hanno un fantasma nel castello, un vecchio zio che suona l’arpa, un bassotto tedesco con un albero genealogico ramificato almeno come quello del loro trumeau del Settecento o di Anxiety II, la mucca numero uno della loro fattoria» e vanno «a caccia dell’orso bianco al Polo Nord, oppure in Finlandia a rincorrere il bue muschiato». Sbocciò dal nulla, una sera di diversi anni fa, al fianco di Paolo Santanché, allora giovane chirurgo plastico che cercava, un lifting qua, una liposuzione là, di farsi strada nel bel mondo della Milano da bere. «Più che un matrimonio era una società» ha scritto Lina Sotis. Daniela tirava la corsa a lui, «dicendo di essere rifatta anche se non si era mai sottoposta a ritocchi», lui tirava la corsa a lei. Due cene con tavolo ristretto la settimana e una con un’ottantina di ospiti al mese, estate in villa a Porto Raphael, grandi partite a carte con Marta Marzotto e Ivana Trump, con le quali condivide la passione per il gin rummy, l’ambizione e il percorso dalle origini modeste alla high society. E feste grandiose, titola «Novella 2000» adottandola tra le sue predilette, con caviale e «champagne come se piovesse». «Tutto in lei è esagerato» scrive la Sotis facendola caramente a fette. «La gonna troppo stretta o troppo lunga, la matita che ricalca le labbra troppo scura, i suoi amici troppo ricchi.» Tra le febbrili attività che segnano le tappe della sua scalata mondana («Non vado quasi mai a letto prima delle cinque di mattina») c’è Solidarietà 2000. Una società che, presieduta da una battagliera protagonista dei diritti civili extralux quale la sua amica Naomi Campbell, si occupa di carcerati, emarginati, disabili… Un’umanità di poveretti aiutati con sfavillanti gran gala. Come quello messo a punto alla Villa Reale di Monza: 500 mila lire per cenare, 100 mila supplementari per partecipare al ballo. Il tutto grazie a Dani Comunicazione, la società di pubbliche relazioni messa su dalla signora. Separata dal marito, che secondo i giornali popolari «si è rifatto subito alla grande con la piccante showgirl Terry Schiavo» e che le avrebbe concesso una buonuscita di 1 miliardo e mezzo più la possibilità di continuare a usare il prezioso cognome, Danielina non si è persa d’animo. Adocchiato un industriale farmaceutico che faceva al caso suo, Canio Mazzaro, amministratore della Pierrel, l’ha agganciato ed è ripartita: una cena a Montecarlo, un brunch a Cannes, un ballo a Capri, un party a Portofino, un bagno a Cala Galera… Due cene la settimana ristrette, una festa al mese allargata… E nuova casa in Sardegna, nuovi gioielli, nuova barca (Dany & Co.) con tre persone di servizio per sostituire la vecchia, che portava il nome di Bisturi. «Mizzica, nata per fare politica sei» le consiglia un giorno Ignazio Benito Maria La Russa, avvocato, già vicepresidente della Camera, che in nome di Gianfranco Fini e della destra missina, di cui papà Antonino è stato anche senatore, è in missione da anni, notte dopo notte, per reclutare giovani simpatizzanti, preferibilmente fimmine, in discoteche, night, piano bar, coffee club, tabarin e cabaret. […] Poteva Daniela non fidarsi di uno così? Uno descritto da Heather Parisi come «un giudice dell’Inquisizione, però gaudente»? Dal fiuto così impareggiabile da dichiarare: «Forse a destra non abbiamo un Bobbio, ma è perché i nostri non hanno potuto crescere. Beppe Nanni, per esempio, assessore alla Cultura a Segrate, ha solo bisogno di tempo»? Uno che per fare le campagne elettorali organizza feste all’«Old Fashion» per 3 mila persone? Detto e fatto, incoraggiata pure da una dedica di Andreotti che su un libro le ha cavallerescamente scritto «A Daniela, il futuro della politica», accetta. Spirito di servizio: «Debutto a modo mio. Farò una campagna glamour: foto dei manifesti di Bob Krieger, feste pazzesche, comunicazione sempre divertente del mio programma. Alleanza nazionale nel mio collegio ha il 16,8, io voglio il 18: corro per stravincere». E vince davvero. Prima fra gli eletti di An. Alla faccia di chi diceva che era solo una strafottente presuntuosa, tanto gonfia di se stessa da liquidare in un’intervista a «Panorama» l’assessore alla Moda Serena Manzin, della quale era consulente, così: «Quando il Polo e Albertini vinsero a Milano, ci fu la spartizione degli assessorati e per An c’era questa Manzin all’Economato, alla Moda, agli Eventi. La parte politica che prende le decisioni mi ha chiamato per una consulenza all’assessorato. Non conoscevo la Manzin e lei non conosceva nulla della moda: si è affidata totalmente a me, perché è una donna intelligente e ognuno deve essere cosciente dei propri limiti. La Manzin esiste perché c’è la Santanché». Finalmente capitano anche a lei, scrive ancora Camilla Cederna a proposito della «sua» anonima arrampicatrice sociale, vent’anni prima del trionfo di Daniela, «le cose elegantemente stravaganti che una volta capitavano soltanto agli invidiati personaggi del “mondo”. Il suo cuoco ha la faccia da ambasciatore; la sua cagnolina va soggetta a gravidanze isteriche e pare che pianga ai film gialli; il suo protetto sarà presto un barbuto missionario del Catanga che le è stato presentato da una baronessa; lei non fa più indigestioni, ma se sta poco bene è per disturbi allergici da caviale». Adesso «si sveglia in francese tre volte alla settimana, perché arriva a strizzarle i fianchi il massaggiatore di Vichy, finalmente è riuscita a scambiare qualche parola con l’ambito lion della società miliardaria, ha conosciuto la bellissima pallidona che vive di elettroshock e di grissini, ha stretto la mano al biondo raffinato che risulta l’uomo meglio mantenuto d’Europa». Più su, più su, più su. «Come mai non fa l’assessore?» le chiedono mentre parcheggia la sua Aston Martin («nascondere la propria ricchezza è un conformismo da Prima Repubblica») davanti al palazzo della Provincia. E lei: «Non mi interessava. Le dirò, il partito voleva candidarmi alle Europee, ma è roba per vecchi. Preferisco questa esperienza perché voglio diventare deputato e poi ministro». Ma va? «Sì, voglio il posto della Melandri. Ma lei l’ha vista? Non è attuale. È antica, per la carità!» Tutte le donne di sinistra, del resto, «non sfilano perché sono brutte. Non si mettono neppure la gonna con gli spacchi per paura di sembrare meno intelligenti». Ogni cosa a suo tempo, però: adesso c’è da pensare al piccolo Lorenzo. Un cucciolo che, con quel po’ po’ di avvenire che si ritrova, ha bisogno di stare al caldo. Con uno scialle di shahtoosh come quello che mammina gli ha regalato per il compleanno. Certo, essendo le antilopi tibetane ormai in estinzione, visto che per derubarle del pelo occorre ammazzarle, le preziose sciarpine sono proibitissime. Ma cosa non farebbe una mamma «con un’anima e un cuore» per il suo bambino? […]
ps(update di cloro): non so a voi, ma a me la “filosofia di vita” della Santanchè -riassunta nel motto:”plasmo gli eventi in sintonia con la mia personalità“- mi ha fatto venire in mente il passaggio (fondamentale) della canzone Barbie Girl degli Aqua, quando dice “imagination, life’s your creation

20 anni fà cadeva il muro…non addosso alla Santanchè purtroppo.
Però 20 anni fa cadeva il muro.
Esticazzi, aggiungerei.
Hai ragione, Cloro. Una volta si usava un aggettivo per le persone come la Santanchè ed è “vanesia”. Quasi sempre ignoranti (esistono i vanesi colti, ma sono rarisssssssimi) si lanciano in campagne perbenistiche (e fasciste, in questo caso) perchè non hanno molte altre preoccupazioni che per esempio, la nuova foggia proposta dal parrucchiere
L’articolo è esilarante!
E brava Alessandra Colla. Ed anche tu Cloro.
“Imagination, life is your creation…”.
Il fatto che una parvenue liftata ed esaltata come questa poveretta decerebrata stia in politica, dimostra la melma da Basso Impero in cui sguazza questo paese.
Senza contare la sua tendenza a battersi gli stewards delle compagnie aeree sulla tratta Milano-Roma.
Politicamente esprime soltanto una posizione, è fascista.
Nel privato ne assume anche altre, di posizioni:
http://politica.excite.it/foto/4236/Daniela-Santanche/2
Tuttavia ha fatto sparire dal Web tutte le sue foto in cui, con un body leopardato (o zebrato), mostrava quanto più possibile del suo corpo. Forse era il periodo in cui sognava
il mondo dello spettacolo. In politica si fatica meno.
E’ nota la sua raccolta di firme per una proposta di legge che introduca la castrazione chimica per gli stupratori (come vuole anche Borghezio).
A battersi o a sbattersi.Necessita una precisazione.Grazie
piersab
a Roma noi diciamo “battere i pezzi” nel senso di corteggiare.
Non so se qualcuno c’è stato. Di certo i trentenni maschi ricevevano pressanti ed inequivocabili messaggi.
Vedi, io son spesso (quasi spesso) d’accordo con quel che dici o riporti… il fatto è l’uso strumentale, è quello che fa venir voglia di darti torto. Non puoi opporre a un uso strumentale un altro uso strumentale… Saludos
ps: comunque la Barbitch è stupenda!
Ich Verstehe nicht, Guareskj, che vuoi dì?
Intendo che dici cose interessanti e che fan dire: eh però! e poi invece scopro quasi sempre (quasi) che le dicevi per tirarle in testa a qualcuno e così più che botte non vengon fuori. Poi non capisco perché Mat vomita e perché parli tedesco, che neanche Ich verstehe, ma questo è un altro tema.
Sto per vomitare. Mi perdonerai se non riesco a finire l’articolo.
“…in mente il passaggio (fondamentale) della canzone Barbie Girl degli Aqua, quando dice “imagination, life’s your creation”"
A me invece questo:
http://www.youtube.com/watch?v=5k_ZWbsmSe4
Oxy
questa di Guccini non la conoscevo. E sì che sono un’appassionata.
La signora in questione si dovrebbe dimettere, dopo quello che ha detto, insieme a quell’altro buzzurro di Giovanardi.
Ma hanno la faccia come il c..o.
A me questa:
http://www.youtube.com/watch?v=Gz1DymcYaqM
Questa è l’unica santanché che sopporto:
http://www.youtube.com/watch?v=esISUIA1a7o
Per Guareskj: vomito perché la Santanché mi fa schifo, i razzisti mi fanno schifo, i fascisti mi fanno schifo, Briatore mi fa schifo il bilionaire mi fa schifo, tutta questa gente mi fa schifo, soprattutto quando poi pretende di andare in giro a dare lezioni.
La Santanchè è una delle tante persone che gode di un privilegio strepitoso: non ha responsabilità concreta.
Non paga le conseguenze delle sue enormi cazzate, e così si convince davvero che il mondo sia il glamour dei cui fumi ha pieno il cerv … emh, la scatola cranica.
In Italia siamo pieni di eroi che dicono ‘mi prendo ogni responsabilità dell’accaduto’ … salvo poi non prendersene nessuna.
Ma costoro hanno idea di cosa sia il mondo?
Detto a loro parziale discolpa: NO, non ne hanno idea.
IN MINIERA!
Nozioni per la cagnetta anti Maometto.
I pedofili Kosher
Maurizio Blondet
11 novembre 2009
Un altro orrido segreto sta cercando di venire a galla a New York dopo le ben note vicende del traffico d’organi: gli abusi sessuali sono «un fatto comune nelle yeshivot e vengono sistematicamente coperti dalle scuole rabbiniche». Una nuova terribile realtà americana, che si aggiunge a quella del traffico di diamanti, di alimenti «kosher» o il business della pornografia. Per ora l’ordine è: i goym non si impiccino, e i media facciano silenzio.
Insabbiato lo scandalo del traffico d’organi condotto da un rabbino di Brooklyn, la comunità di New York sta cercando di mettere il coperchio su un altro suo orrido segreto: le violenze omosessuali e pedofile, nonchè gli incesti, commessi dai pii rabbini delle più fanatiche yeshivot (scuole talmudiche) nella metropoli.L’innesco dello scandalo (da spegnere con tutte le forze) viene da Michael Dowd, un avvocato ebreo che è diventato famoso per aver intentato cause miliardarie alla Chiesa cattolica come legale delle vittime di abusi di preti (1). Attratti dalla sua fama, sei uomini ora adulti gli hanno chiesto di querelare per abusi sessuali, commessi su di loro quando erano ragazzini, il piissimo rabbino Yehuda Kolko, docente alla Yeshiva Torah Temimah di Brooklyn.E’ stato un mezzo insuccesso: protetto dalla comunità haredi e dalla omertà chabad, rabbi Kolko ha patteggiato per un reato minore e se l’è cavata licenziandosi dalla scuola. Niente risarcimenti miliardari.Ma l’avvocato Dowd non demorde. Vuol dimostrare che gli abusi sessuali sono «un fatto comune nelle yeshivot e che vengono sistematicamente coperti dalle scuole rabbiniche», ed ha citato a comparire Dov Hikind, perchè dica quello che sa.Chi è Dov Hikind?E’ un membro del parlamento locale di New York, ebreo fanatico di estrema destra, che fra l’altro ha portato torme di seguaci a protestare alla prima di «La Passione di Cristo» di Mel Gibson («Un’arma letale contro gli ebrei»), ha proposto la perquisizione delle borse di tutti coloro che entrano nel metrò di New York avendo una faccia da arabi, ed è stato pure incriminato da varie organizzazioni ebraiche di essersi intascato fondi federali per centinaia di migliaia di dollari destinati ai poveri bimbi giudei: come risulta da documenti, Hikind ha usato questi fondi per i suoi viaggi privati in Israele e per pagare le rette scolastiche di sua figlia. Nonostante ciò, è stato assolto e rieletto a furor di rabbini riccioluti (2).Fra queste sue benemerite attività civiche, Hikind trova il tempo di condurre un programma per gli ebrei in una radio cittadina ebraica, WMCA. Una sera di un anno fa, ha invitato gli ascoltatori a discutere con lui il più tabù degli argomenti fra gli haredim: l’abuso sessuale di bambini, non solo scolari ma anche figli e figlie, che avvengono nelle pie case degli ortodossi.E’ stato un passo falso: in mezz’ora, Hikind ha ricevuto oltre mille telefonate, in cui le vittime di abusi accusavano con nomi e cognomi 60 predatori sessuali nelle yeshivot. Anzi, come ha ammesso Hikind, «un fiume di vittime sono venute nel mio ufficio a raccontarmi le loro storie. La grandezza del problema mi ha sconvolto. Rabbini violentatori nelle scuole. Pedofili nelle strade. Incesti nelle case».Però, ora che l’avvocato Dowd ha ottenuto una citazione che ingiunge ad Hikind di comparire in giudizio e a testimoniare sulla misura del fenomeno, Hikind risponde:
«Piuttosto che parlare mi faccio dieci anni di galera. C’è un tabù culturale su queste cose, specialmente sull’andare a denunciarle alle autorità secolari», ossia ai goym.Nella comunità «haredim» i panni sporchi si sporcano in famiglia. L’omertà del gruppo si è chiusa a riccio, fino alla persecuzione dei pochi che vogliono curare l’orribile segreto.In settembre rabbi Benzion Twerski, uno psichiatra che aveva formato un gruppo d’ascolto per affrontare il problema delle famiglie incestuose, si è dimesso dopo una settimana. E in una lettera a un settimanale ebraico, ha spiegato che erano stati i suoi figli a costringerlo alle dimissioni, perchè «si vergognavano» di lui: condivideva il giudizio dei goym contro le relazioni sessuali kosher fra genitori e figli.Il fatto è che questi uomini dai cappelloni neri, sotto ai quali escono riccioloni unti, che circolano con aria arrogante ed esibiscono la loro «pietà» con atti esterni esagerati, a New York hanno il potere vero. Sono più potenti di Wall Street: perchè a Wall Street si smerciano debiti, mentri gli haredim dispongono dei contanti. Pacchi, valigie di contanti con cui conducono il loro genere d’affari, sia il traffico di diamanti sia il traffico di organi, degli alimenti «kosher» o il business della pornografia (una specialità ebraica in USA, come un giorno o l’altro documenteremo), tutti affari che si trattano con denaro fisico, sottratto ad ogni controllo legale.Sicchè i media di New York rispettano le omertà del gruppo sui suoi affarucci sessuali di yeshivah e di casa. Quasi nulla trapela sulla stampa, a cominciare dal serissimo New York Times.Tanto discreto silenzio ha spinto l’arcivescovo cattolico di New York, monsignor Timothy M. Dolan, a spedire ai giornali una lettera aperta sul diverso trattamento che i media riservano agli scandali di preti pedofili (3).
«Il 14 ottobre», ha scritto monsignor Dolan, «sulle pagine del New York Times, il reporter Paul Vitello ha rivelato l’estensione degli abusi sessuali su bambini nella comunità ebraica ortodossa di Brooklyn. Secondo l’articolo, solo l’anno scorso si sono verificati 40 casi di abusi in quella piccola comunità. Eppure il Times non ha chiesto ciò che pretende incessantemente quando si occupa dello stesso genere di abusi commessi da una minoranza minima di sacerdoti: che siano resi pubblici i nomi dei violentatori, che non siano rispettati i limiti delle istituzioni religiose, che siano fatte inchieste esterne, che siano rese pubbliche tutte le testimonianze, che sia totale la trasparenza. Anzi, si cita un procuratore il quale invita gli agenti investigativi a rispettare “le sensibilità religiose”, e nessuno ha protestato quando il procuratore distrettuale ha consentito ai rabbini ortodossi di sistemare quei casi “internamente”. Data la recente orribile esperienza della Chiesa cattolica, non ho nessuna volontà di criticare i nostri vicini ebrei. Ma posso criticare questo tipo di “sdegno selettivo” (…). Nessun altro chierico di religione diversa dalla cattolica merita, per la stampa, una pari attenzione».«Non esagero», continua l’arcivescovo, «se chiamo questo un tenace pregiudizio contro la Chiesa cattolica… “l’antisemitismo dei progressisti”, come lo ha definito Paul Viereck, o “l’ultimo pregiudizio accettabile” e politicamente corretto».Poteva dire di più, l’arcivescovo. Poteva ricordare che mentre Gesù e la Chiesa condannano atti scandalosi contro i piccoli, il Talmud li giustifica e li condona.Così per esempio si legge nella Gemara, trattato Sanhedrin 52b:
«I nostri rabbi hanno insegnato: ‘… e l’uomo che ha commesso adulterio con la moglie di un altro uomo, anche colui che ha commesso adulterio… sarà messo a morte’. Ma “l’uomo” esclude un minore; “che ha commesso adulterio con la moglie di un altro uomo”, esclude la moglie di un minore; “che ha commesso adulterio con la moglie di un altro uomo” esclude la moglie di un goy» (i non ebrei non sono uomini per il Talmud).
E il trattato Yebamoth (55b):
«Se uno ha coabitato con parenti proibiti col membro rilassato, è esonerato».
La circostanza alquanto inverosimile del «membro rilassato» nel papà kosher a letto con la figlioletta kosher (deve essere sotto i 9 anni, o secondo altri passi del Talund, sotto i 3) è vivacemente discussa nei passi seguenti (Yebamoth 56° e 56b), dove sottilissimi rabbini pieni di fervore religioso disputano sul tema. L’opinione prevalente è la seguente:
«Il primo stadio (della coabitazione) è l’inserzione del glande, lo stadio finale la consumazione effettiva. Al di là di questa, l’atto non è altro che un contatto superficiale e si è esonerati a questo riguardo».Alcuni saggi risolvono la questione del «membro rilassato» in modo radicale: basta che l’organo venga ritirato dall’inserzione prima del raggiungimento dell’orgasmo.Il Kerithot (11a e 11b) spiega come si può godere in modo kosher di «una schiava designata», ossia di una servetta a cui il padrone ebreo ha scelto un fidanzato, futuro marito. Obbligata da questo favore, la servetta può essere violata: solo se fidanzata, e solo se dorme. O anche se la cosa viene fatta attraverso il sesso orale o anale. La dormiente è «innocente», e comunica la sua innocenza al violatore.
«… Nel caso, anche quella sveglio è esente (da colpa), perchè essi dipendono l’una dall’altro».
Nel Deuteronomio (23, 18) Mosè vieta di offrire al Tempio denaro che sia «la mercede di una prostituta o il prezzo di un cane»: quest’ultima è un’allusione ad una pratica orrenda, per cui in certi templi pagani babilonesi gli eunuchi tenevano cani addestrati per usi sessuali, e li fornivano a pagamento.Una nota al Sanhedrin 55a però precisa:
«Il riferimento è alla bestialità. Se una donna vi si assoggetta, in modo naturale o no, essa è colpevole. Ma se un uomo commette bestialità, egli è colpevole solo se la congiunzione avviene in maniera naturale (sic), ma non altrimenti».
Insomma, si può usare un cane, anche se non una cagna.E infatti, il trattato Yebamoth 59b esemplifica:
«Avvenne una volta ad Haitalu che una giovane donna lavava il pavimento, e un cane randagio la coprì da dietro (dunque in modo “innaturale”), e rabbi Judah Hanasi consentì che sposasse un sacerdote».
Questo per eludere l’ingiunzione biblica (Levitico 21,7) per cui i sacerdoti ebraici non dovevano «prendere una moglie che sia prostituta o profana».
A maggior ragione, il Sanhedrin 69b insegna:
«I nostri maestri insegnano: se una donna s’è comportata lussuriosamente con il suo figlio giovane (un minore) e ha commesso il primo stadio della coabitazione con lei (l’inserimento del glande, ndr) Beth Shammai dice che per questo essa è inabile a (diventare moglie di un) sacerdote. Beth Hillel la dichiara adatta».
Shammai ed Hillel erano i celebri, piissimi capi di due scuole farisaiche rivali nella Palestina dei primi anni dell’era cristiana. Non certo a caso Cristo chiamò i farisei «una generazione adultera» (Matteo 12.39).
Il trattato Sota 26b:
«…I rabbi decisero che non c’è adulterio nella congiunzione con un animale, perchè è scritto: ‘Tu non porterai (al Tempio) il reddito di una prostituta o il salario di un cane» (Deuteronomio 23,19) ed è stato insegnato che il prezzo di un cane e il compenso di una prostituta sono permessi».
Perchè? Perchè il trattato Yebamoth 59b conferma:
«La prostituzione non è applicabile al rapporto bestiale… abbiamo appreso che il compenso di un cane e il compenso di una prostituta sono permessi».
Il permesso è confermato ancora da Abodah Zarah 62b.Dunque, nessuno scandalo per gli incesti e gli abusi omofili nelle yeshivot: proprio gli ebrei più pii, gli haredim con i riccioloni sotto il cappello e i filatteri che escono dai pantaloni, «studiano incessantemente la Torah» e soprattutto i suoi commenti autorizzati, contenuti nel Talmud. Sono «fatti interni» della loro «religione». I goym non si impiccino, e i media facciano silenzio.
Per chi non riuscisse a credere a ciò che insegna il Talmud, riproduciamo qui sotto i passi tratti dall’edizione Soncino:
Un uomo (ebreo) può avere rapporto con una bestia, purchè «innaturale», ossia sodomitico
L’adulterio è permesso a un gentile, purchè «in vase innaturali»
La donna che commette adulterio puà sposare un sacerdote
La congiunzione con una servetta è permessa, purchè lei dorma
1) Paul Vitello, »Sexual Abuse Complaints Subpoenaed», New York Times, 12 novembre 2009.
2) Per le idee di questo personaggio, vedere la voce «Dov Hikind» su Wikipedia.
3) «Haredim, Archbishop says, get a free pass from the press», FailedMessiah.com, 6 novembre 2009. Il sito FailedeMessiah è tenuto da Shmarya Rosenberg, che è stato membro attivo dei Lubavitcher e se ne è allontanato con disgusto; per questo è stato perseguitato e danneggiato economicamente. Il suo sito è una miniera di informazioni sui delitti kosher commessi dalla setta, che ovviamente i media tacciono.
piersabatino deola
a quanto pare i preti sono preti, e come tali si comportano, a prescindere dalla religione di appartenenza.
Vedere “La malaeducaciòn”, di Pedro Almodovar. Film autobiografico.
plasmo gli eventi in sintonia con la mia personalità
anche quando va a cagare????