A Veltroni il premio strega? Pare di sì


Veltroni è stato un politico fallimentare, che con i suoi tentennamenti, il suo doppiogiochismo, le sue vuote parole aveva suscitato un bel po’ di entusiasmo nel popolo antiberlusconiano. E com’è andata a finire? Che Berlusconi ha trionfato, prendendosi anche le “piazze” che non aveva, come la Sardegna. Veltroni è oggi, come dice Fulvio Abbate, un cadavere politico.

Epperò Veltroni sta per essere comunque premiato per il suo operato a favore di quest’ Italia. Gia’ da quest’ estate si vocifera del suo “monumentale romanzo” il quale è tra i piu’ papabili, se non il favoritissimo esclusivo, del premio Strega.
E così vediamo che colui che in politica era stato il re delle parole a vuoto, che girano su se stesse e poi non danno luogo ad alcuna coerenza nel reale, “si scopre” letterato. Oddio, lui aveva gia’ scritto della roba tra “le perle” della sua produzione: un saggio su Kennedy, intitolato “Il sogno spezzato” (levatura del personaggio a parte potremmo dire che il titolo di quest’ opera è stato profetico) ed un libro didascalico “Che cos’è la politica” con un DVD esemplificativo.

Poi Veltroni ha voluto dire al “suo pubblico”, che lo ama nonostante l’aria che ha ammorbato con le sue scorregge- parlando sotto metafora del suo significato politico- qual è la sua visione del passato degli italiani. Quale sono le sue significazioni piccolo-borghesi riguardo alla storia italiana che ha vissuto o che gli hanno raccontato o che si è inventato di sana pianta. Ha voluto fare un libro sull’idea di “passato italiano” che ha in mente:

Scrivendo “Noi” ho cercato di raccontare l’Italia che porto dentro di me. Questo paese meraviglioso e sfortunato, che tante volte è stato così ingenuo da cadere in avventure ridicole e tragiche e tante volte ha saputo, pagando con sangue e sofferenza, risollevarsi e ricominciare. Considero il fascismo, il terrorismo e le ideologie autoritarie che li hanno generati delle ferite non rimarginate per questo paese. E considero la totale rimozione di valori, la distruzione di ogni ragione collettiva, l’imposizione di un tempo di vita deprivato della coscienza del passato e della voglia di futuro, l’anticamera di una società invivibile. Un mondo futile e volgare, immerso in un presente divorato bulimicamente.

E quindi, per far reperire ai concittadini le origini di questo “mondo futile e volgare” che ha permesso la sua carriera politica, partorisce un mega romanzo storico “NOI” che è ambientato a Roma e a Milano (che scelta opportuna, per esemplificare la storia in senso opportunistico!) dove c’è il ragazzino coraggioso a Roma durante i bombardamenti, la mamma ebrea deportata, il ritorno, i figli e i nipoti, la contestazione e il terrorismo, gli anni bui dell’eversione, il tutto visto dalla famiglia del ragazzino protagonista che si chiama Giovanni. E’ del filone de “i Buddenbrook” o “Cent’anni di solitudine” o “la casa degli spiriti” o “i vicerè”, capito quali? si parla di una famiglia coinvolta nelle vicende storiche di un certo lungo periodo. Saghe.

Io non l’ho letto, il libro, ma Veltroni ha pubblicato uno stralcio del medesimo sul suo spazio facebook, nel quale un suo fan ha lasciato scritto ” Queste poche righe hanno un valore letterario inestimabile”. Vediamolo ’sto brano e cerchiamo di farci un’idea se comprare o meno il libro. Dovrebbe essere l’incipit, dove Veltroni, narrando al remoto (è una questione di gusti, se scrivessi un libro di narrativa lo scriverei al presente, perchè le emozioni riportate con questo tempo sono piu’ realistiche rendendo il lettore piu’ partecipe, ma vabbhe) descrive situazioni complesse e presenta i personaggi:

Pedalare con quel sole era duro. La città sembrava sciogliersi, come l’asfalto sotto i piedi. Sembrava avere la febbre. Il sor Settimio aveva detto, mentre si asciugava la fronte con lo stesso tovagliolo che teneva sul bancone, che eravamo addirittura a quaranta gradi. Eppure Giovanni era felice, con la borraccia verde che il padre gli aveva acquistato da Lazzaretti. Si sentiva molto importante quando si fermava e, come un ciclista del Giro d’Italia, mandava giù nella gola quell’acqua fresca. Quel giorno imitò il gesto che aveva visto fare a Magni una volta. Mise la borraccia sul collo, sotto la nuca, e s’inondò d’acqua. La maglietta gialla si infradiciò. Ma lui si sentì appagato. Attraversata la piazzetta sul retro della sua casa, svoltò in via del Portico d’Ottavia e proseguì per via della Reginella. Erano bellissime quelle strade con i calzolai e i cordari che lavoravano all’aperto, la gente che si chiamava da una finestra all’altra, le voci che echeggiavano nell’aria. Raggiunse piazza Mattei.

e una legge e dice: “e vabhe…” poi continua:

Si fermò a guardare per un attimo la fontana delle Tartarughe e pensò a quella delle Rane, nel quartiere dove lavorava suo padre. Imboccò via dei Funari e poi via Caetani. Arrivò in via delle Botteghe Oscure, con il grande palazzo del Fascio sulla destra. In piazza Venezia gettò uno sguardo al balcone. Davanti a Santa Maria di Loreto staccò una mano dal manubrio, la sinistra, per farsi il segno della croce. Via Panisperna, Santa Maria Maggiore e finalmente a destinazione. Aveva fatto tante altre volte delle commissioni per la mamma. Sapeva che in tutto erano meno di tre chilometri e che in quasi mezz’ora si arrivava. La zia Carla abitava in via Leopardi, all’angolo con la piazza.

E così il lettore non romano, ma che Roma un po’ la conosce, mette in moto i neuroni per ricostruire la piantina che Veltroni ci sta illustrando malamente. Segno della croce a parte, una pensa che se ci dedica tanto impegno a parlare del tuttocittà dell’epoca, si vede che è un dettaglio importante per cui al lettore è richiesto questo sforzo. Invece Veltroni passa di palo in frasca:

Di quel poeta Giovanni aveva studiato a scuola versi che gli erano sembrati bellissimi. Ci aveva pensato la sera prima, mentre provava a disegnare la città al tramonto. Gli venne in mente il professore che li scandiva passaggiando tra i banchi e pretendeva che i ragazzi declinassero: «Sempre caro mi fu quest’ermo colle, e questa siepe, che da tanta parte». Ora ripetete. Giovanni e Mario, che stavano nella stessa posizione di banco ma in file opposte, si erano guardati e avevano sorriso mentre declamavano anche gli altri versi.

Qui Veltroni ci sta dicendo che il ragazzino è un ginnasiale, quindi un borghese che si permetteva la scuola gentiliana, che era meravigliosa in quanto ad obiettivi culturali, peccato che era stata concepita per i pochi eletti figli delle famiglie dirigenziali italiane. Fosse stata per tutti, culturalmente rimane ineccepibile e oggi richiederebbe solo i correttivi sociali e l’aggiornamento dei programmi, ma l’impianto e la filosofia ispirante è bene lasciarli stare. Fatta questa parentesi, ricordiamoci che Veltroni ci sta parlando di borghesia, cioè siamo ben lontani da Aci Trezza e dalla saga dei pescatori sfigati di Verga.

Aveva ripetuto la poesia fra sé e sé fino al «naufragar m’è dolce in questo mare», scandendola due righe per due, dall’inizio di via Leopardi all’angolo con piazza Vittorio, dove c’era il palazzo della sorella della mamma, al numero 54. La portinaia, china sulle ginocchia, stava pulendo le scale. Giovanni sentì che la zia scendeva dall’appartamento al primo piano. Lo aveva visto arrivare dalla finestra e salutato con un gesto della mano per dirgli di aspettarla in strada. Si scusò con la custode, superò lo scalino dove la donna lavorava e si avvicinò a Giovanni. Aveva in mano un grande pacco. Diede un bacio al nipote e gli porse la farina. Fu in quel momento, in quel preciso momento, che Giovanni sentì quei due suoni. Non sarebbe mai riuscito a ricordare quale dei due squarciò l’aria per primo. Se il sibilo della sirena o lo scoppio delle bombe. Il pacco della farina volò in aria, per la paura o lo spostamento d’aria, e ricadde sul marciapiede.

Qui Veltroni ci parla di un ragazzino in bici che “evade” mentalmente da una realtà frustrante ripetendosi un verso di Leopardi (un pessimista cosmico) e che sta compiendo il suo dovere di ritirare un sacco di farina da una zia, che prima lo saluta dal balcone. Cio’ che Veltroni fatica ad esprimere sono le localizzazioni: pretende che il lettore abbia lo stesso modo di rappresentarsi le cose che ha lui, gli piacerebbe fare una fotografia con le parole di quello che s’immagina, ma nun je ‘a fà. Anche la drammaticità degli scoppi di bombe e della sirena è resa in modo non coinvolgente per chi legge. Lo sforzo di “vedere” la fantasia del poeta richiesto al lettore è eccessivo. Si ferma al “qualcosa che scoppia” e “il sacco di farina che si spetascia” (peccato)


La portinaia aveva cominciato a urlare e la zia Carla aveva trascinato Giovanni nella casa della donna. Era un ambiente piccolo; una bambina, avrà avuto due o tre anni, piangeva e strillava, mentre la nonna, una vecchia piegata su se stessa, sussurrava «Gesù, Giuseppe, Maria». Le bombe si sentivano nitidamente, precedute da un fischio terribile. Giovanni pensò ai suoi. Gli scoppi sembravano vicini. La zia diceva: «Stanno bombardando la stazione». Se era così, dovevano essere tutti in salvo. Il papà al quartiere Coppedè, i fratelli ai Mercati generali, la mamma a Palestrina.

Il ragazzino è tratto in salvo da quello che pare un bombardamento terribile . Non vi aspettate le descrizioni di Celine nel viaggio al termine della notte, la “vis terribilis” del bombardamento descritto da Veltroni comincia e finisce qui. In compenso l’autore pone l’accento sulle domande che martellebbero la testa del protagonista.

Ma se invece fosse stato un bombardamento a tappeto? Se gli americani avessero deciso di radere al suolo Mussolini e Palazzo Venezia? Carla urlava che gli americani avevano avvertito, la notte prima avevano lanciato dei volantini per dire ai cittadini di andare via ma i fascisti li avevano fatti sparire.

Ecco le coordinate da Villari degli anni ‘70: siamo poco prima del 25 luglio, quando da parte degli americani, sembra con degli accordi segreti coi Savoia (pare che Vittorio stesse sul terrazzo con il binocolo a godersi il panorama), partiva il bombardamento vigliacco del quartiere popolare (e sovversivo, perchè pieno di comunisti) di San Lorenzo. Pochi giorni dopo sarà arrestato Mussolini e una delle interpretazioni storiche che ho letto afferma che era per far ribollire il sangue dei sopravvissuti e degli altri comunisti, così che all’atto del licenziamento del DVCE i fascisti non avrebbero messo il naso fuori dalle fogne. Era il ‘43.
Comunque poi Veltroni ci offre un altro squarcio sensoriale di come Roma venne martoriata quel famoso giorno:

Le bombe cadevano come neve, un fiocco pesante dopo l’altro.

Ora: leggetevi Remarque o Celine e ditemi se non puo’ essere solo nella mente di Veltroni, colui che ha spalmato di merda l’avventura di un’opposizione possibile in Italia, che poteva sorgere una similitudine di questo tipo… 8-) cioè la neve che cade fa proprio l’effetto opposto di quello che fanno le bombe: la neve è allegra, silenziosa, aweful direbbero gli americani. Le bombe, non so quanto hanno in comune con una realtà così (fortunatamente non ho vissuto mai la guerra, nè mai voglio viverla) ma il mondo è bello perchè è vario

Tra un ciclo di scoppi e l’altro c’erano delle pause. In una di queste la zia disse che doveva andare a prendere Lucia, la figlia, che era da un amichetto a giocare. Era dalla parte opposta al rumore dei bombardamenti ma chi poteva sapere dove potevano arrivare? Si raccomandò che Giovanni l’aspettasse lì. Sarebbe tornata in un quarto d’ora, venti minuti al massimo. Lui ubbidì e rimase in quel piccolo appartamento, pieno di gente perché era al piano terra e dunque considerato sicuro.

Ora Veltroni ci sta dicendo che “l’ambiente piccolo” di cui parlava poc’anzi è un appartamento (io avevo pensato alla guardiola di una portineria) e che la zia da’ una consegna al nipote e che “Lui ubbidi” (passato remoto stretto, mi raccomando). In piu’ ci ha introdotto un altro nome di personaggio: la piccola Lucia che la zia deve andare a prendere a casa di un amichetto. Comunque il ragazzino obbedisce col fischio:

Tutti urlavano, qualcuno piangeva. Entrò un uomo, gli occhi fuori dalle orbite. «Stanno bombardando San Lorenzo, la stanno distruggendo». Ognuno allora gridò il nome di un parente, di un amico che stava al di là della ferrovia. Giovanni pensò a Mario, al suo amico Mario. Lo pensava là sotto, lo immaginava morto. No, che scappava, no, che aveva perso i suoi ed era solo. Il ragazzo aspettò ancora un poco. Ogni tanto qualcuno usciva ma sentiva troppo vicino lo scoppio delle bombe. E allora rientrava dando notizie sempre più allarmanti: «Si vede una nuvola alta un chilometro», «No, se ne vedono due, tre, mille». La zia non tornava, forse bloccata dagli scoppi, e allora Giovanni decise. Decise che non poteva lasciare Mario solo. Approfittò di un momento di confusione e uscì. Nessuno se ne accorse. Prese la bicicletta, che era tutta bianca di farina. Osservò il pacco dissolto a terra e pensò che delusione sarebbe stata per la madre vederlo tornare a mani vuote. Entrò nel giardino di piazza Vittorio. Qualcuno, sotto i portici, gli urlò: «Dove vai disgraziato?». Ma lui si fidava di se stesso. Sapeva che stava facendo qualcosa di rischioso. Ma sapeva anche che stava facendo qualcosa di giusto. Sarebbe stato prudente, ma doveva andare.

Una legge queste righe e si pone alcune domande:
-Ma Mario, nella mente del ragazzino, scappava o no?
-Nel contesto di un appartamento pieno di gente che cerca rifugio da un bombardamento, con quale criterio il ragazzino (che ha obbedito col fischio) decide che c’è “un momento di confusione” di cui approfittarsi per scappare?
-Queste frasi “lui si fidava di se stesso. Sapeva che stava facendo qualcosa di rischioso. Ma sapeva anche che stava facendo qualcosa di giusto. Sarebbe stato prudente, ma doveva andare” cosa sono? Quella parte di dimensione personale che un artista non ce la fa a lasciar fuori dalla sua opera d’arte?
Insomma, qui, su questo blog “Cloro” non vorrei che si pensasse che critichiamo il libro di Veltroni perchè ce l’abbiamo con lui che ce l’ha messo in vario modo in quel posto. Ma non vorrei nemmeno pensare male, del tipo che un mediocre prosatore dai contenuti discutibili prenda il premio strega per compensare in modo “onorifico” il suo prepensionamento imbarazzante, dopo una stagione di merda e uno smembramento di sogni così squallido da rimanere nella storia per questo.

Non vorrei, cioè, essere indotta a pensare che nel paese dove si cerca ad ogni costo di salvaguardare l’incolumità di un individuo con un patrimonio di dubbia provenienza, che rende ministri coloro che gli fanno pompini (in senso metaforico e materiale) fosse anche un paese dove col conferimento del premio strega si stabilisce che Veltroni è il miglior scrittore italiano di questo periodo. Perchè se tutto il libro “NOI” è come questo “inestimabile brano” siamo messi peggio di quello che pensavo.
Per concludere: un video musicale che secondo me rappresenta perfettamente il sogno che aveva Veltroni per l’Italia




41 Responses to “A Veltroni il premio strega? Pare di sì”

  1. Eli scrive:

    Cloro

    questa prosa di cui fornisci un saggio è rammollita e deboluccia come lui. Sembra una pappetta appiccicosa come un semolino.Non comunica alcuna emozione, alcuna empatia. Del resto, chi nasce pecora non può farsi leone.
    Il premio Strega lo vincerà di sicuro, perché quella è una consorteria de noantri.
    Ma quanto a “comprarlo”…Io ci penserei bene prima d’investire una ventina di euri, perché tanto adesso costa un libro.

    Allora, se proprio si vuole indugiare su vizi e difetti della borghesia, c’è Jonathan Franzen, con “Le correzioni”.

    O Richard Yates, con “Revolutionary road”.

    Personalmente preferisco libri più terragni, come
    “Aspetta primavera, Bandini”, di John Fante.
    Se si preferisce un autore italiano c’è “Come ho perso la guerra”, di Filippo Bologna, che è simpatico e parla di argomenti attuali. Non pretende di essere una saga familiare, ma narra le vicende di una famiglia toscana dalla resistenza ad oggi, travolta dalla speculazione edilizia dei riciclatori di denaro sporco, con le connivenze della politica.

    Sto invece finendo “Middlesex”, di Jeffrey Eugenides.
    Libro godibilissimo, prosa vivace e moderna, narra la storia di un ermafrodita, discendente da una famiglia greca emigrata negli USA verso gli anni ‘20 del secolo scorso. Senza mai
    scadere nella morbosità. Non è rutilante come “Myra Breckinridge” di Gore Vidal, ma molto ben scritto, a mio avviso.

    • Cloro scrive:

      x Eli: degli autori da te (che sei una magnalibri) citati conosco solo Joe Fante che personalmente considero un immenso della narrativa. Ed effettivamente accostare ’sti nomi a quello di Veltroni l’è un po’ una bestemmia :-D ps ma recensiscici qualcosa di quello che leggi, magari solo quello che per te vale proprio la pena di leggere (che oggi in mancanza di tempo e di energie, leggere costa, soldi a parte) :-D

      • Nijen scrive:

        Premesso che nel suo blog uno ci posta quello che gli/le pare, ma perche’ farsi del male leggendo Veltroni? Io non sono riuscito ad arrivare nemmeno ad un terzo, sicuramente perche’ leggo solo saggistica e perche’ sono prevenuto nei confronti dell’autore.
        Comunque penso che tutta questa attenzione nei confronti dell’autore non sia casuale: la destra lo vuole rimettere in gioco, in qualsiasi modo… non si trova tutti i giorni un avversario cosi’ scarso!

  2. Giulioromano scrive:

    Il problema di una certa sinistra, con la vocazione di voler governare a tutti i costi, è stato la corsa all’elettorato di centro. Ne ha imitato il linguaggio, e gli atteggiamenti accordandosi con i gruppi più reazionari della Chiesa Cattolica, rinunciando di fatto alla vocazione laica e della social-democrazia proprie della sinistra europea.
    Sono stato FELICISSIMO, quando nel mio Municipio, il X di Roma, ha vinto il candidato di Rifondazione Comunista come sindaco del Municipio. Sono stato altrettanto felice quando gli stessi elettori, del X Municipio hanno silurato Rutelli, preferendogli Alemanno. Alemanno sa benissimo di essere un Sindaco un pò fuori dalle logiche di partito, e di avere un mandato a tempo. Era stato scelto dalle destre perchè erano sicuri che non avrebbe vinto contro Rutelli, e Rutelli era sicuro di vincere contando sull’appoggio della Chiesa e persino sui voti di molti centristi di Forza Italia (come era già accaduto).
    Roma e proprio Roma, ha decretato la fine dei Rutelli e dei Veltroni, della loro logica di volere il potere per il potere, senza essere portatori di alcun pensiero laico-social-democratico.

    • Eli scrive:

      Giulioromano

      come abitante dell’XI Municipio, sono stata contenta quando è stato eletto il candidato di Rifondazione, Catarci, anche se io non partecipo perché voto in Toscana.
      Ma non sono stata per niente contenta quando hanno eletto sindaco alemanno, ed infatti le conseguenze oggi stanno venendo a galla, con le continue aggressioni agli studenti, ai gay, agli egiziani, cingalesi e senegalesi. Anche un cinese è stato picchiato dai fascisti perché cinese, mentre aspettava l’autobus alla fermata, e gli hanno rotto il setto nasale.

      Ma alemanno è molto occupato a sloggiare i rom dai campi, che poi chissà dove vanno a finire, se non dai loro un’alternativa, per occuparsi del livello di violenza di destra che monta nella capitale.
      Voglio dire, non è che se temi il Barbarossa ti consegni ad Attila. Ed i bravi romani, per punire Veltroni, questo hanno fatto, ci hanno consegnato ad Attila.
      Tra l’altro Veltrusconi io lo farei bollire in un pentolone con la carotina, per poi grigliarlo ben bene assieme a patate e melanzane: ha abbandonato Roma alla destra, dando le dimissioni per andare a costituire il primo partito ectoplasmatico della storia nazionale, il partito-che non-c’è, quello in cui ognuno tira l’acqua al suo mulino, pallida copia del partito-azienda di Papy.

      Comunque, almeno nei nostri municipi, si possono depositare le volontà del testamento biologico per non vedersi sommergere dall’accanimento terapeutico in caso di default psicofisico. 8)

      • Giulioromano scrive:

        X Eli
        Alemanno non mi è simpatico per nulla.
        Ma nutro ancora meno simpatia per l’ex radical-chic-ex abortista-ex laico oggi mezzo-chirichetto Rutelli (Ruini).
        Poi la candidatura di Rutelli era anche caldeggiata da accordi con Forza Italia.
        Qui a Roma lo hanno capito anche i sassi, e Roma è la città più anti-clericale d’ Italia.
        Alemanno non credo che durerà molto. Comunque la sinistra dovrà contrapporgli un candidato credibile e limpido.
        So benissimo che pagheremo un dazio, ma già Rutelli e Veltroni, con la Sx non hanno più nulla in comune e in questi giorni ne stiamo vedendo i frutti (Bersani) e un riavvicinamento alla Sx Italiana ed Europea del PD.
        Anche nella vita sindacale, CGIL e Co.Bas, ormai viaggiano spesso insieme, mentre CISL, UIL e UGL sono sempre più filo-governativi e filo Confindustriali. E’ evidente che ci sarà una inevitabile frattura anche a livello sindacale.
        Può essere normale che Berlusconi pensi alle elezioni, anche se è in minoranza. Vuole approfittare di un inevitabile ridimensionamento della Sx Italiana (i Rutelliani e C. che vanno da Casini), prima che la Sx si rinforzi. A noi ci servono non meno di 1.5/2 anni per vincere le elezioni.
        E le vinceremo.

      • Giulioromano scrive:

        Stai all XI io al X…Meglio il X, siamo più belli :)

        • Eli scrive:

          Giulioromano

          “Meglio il X, siamo più belli”.

          Ti credo a scatola chiusa! :-D

          Se e quando la sinistra vincerà le elezioni, non cambierà niente, come non è cambiato niente quando vinse Prodi: aumentò le spese militari da 23 milioni di Euro a 29 milioni, confermò le missioni all’estero, non abrogò la legge 30, non pensarono mai di toccare il conflitto d’interessi.
          Hanno pure aumentato le tasse, che Giove li strafulmini!
          Ci hanno preso in giro per sessant’anni con la favoletta dx-sx, e poi stanno nelle stesse consorterie: Bilderberg, Istituto Aspen, e frequentano le stesse Logge.

          http://www.youtube.com/watch?v=0RTqTZ6D2s4

          Capito questo, il Re è nudo, non si può più abboccare all’amo.
          Altrimenti non si capisce come mai l’ex prefetto Serra, che incidentalmente conosco, si presentò alle elezioni col MSI, e non fu eletto. Si presentò con Forza Italia, e fu trombato.
          Poi, con triplo salto carpiato, si è candidato col PD, ed ora è senatore. Ma questo, come cazzo la pensa? Io lo so, ma il PD lo sa? Oppure è stato folgorato da una luce sulla strada di Velletri? (Troppo lontana Damasco).

          “Loro” sono così: trasformisti, camaleontici, intercambiabili.
          A me non mi fregano più. 8)

          • Giulioromano scrive:

            Cara Eli, se hai letto bene quel che ho scritto, e lo compari con quello che ci stà accadendo in questi giorni ci sono diverse cose:
            1) quella parte politica (veltroni -rutelli-prodi…) è definitivamente uscita dal PD.
            2) Bersani vuol ricucire il PD con le forze di Sx (Rifondazione, Verdi ecc.) chiudendo in modo definitivo la scellerata corsa al centro.
            3) Anche dal mondo del lavoro, qualcosa sta cambiando. Prima eravamo solo noi Co.Bas. a proporre le manifestazioni, oggi spessissimo ci incontriamo con la C.G.I.L. e la stessa C.G.I.L. è sempre più in rotta con i rimanenti sindacati (CISL e UIL ).
            Sono certo che si romperà l’unità sindacale, proprio perchè CISL ed UIL curano molto più gli interessi della Maggioranza Politica e della Confindustria che non gli interessi dei lavoratori.
            Questo mi fa ben sperare per il futuro, perchè almeno non rinunciamo alla Ns. identità culturale per rincorrere uno che non c’è (il centro cattolico è molto più vicino a Berluscao che non alla Sx).

  3. Gio scrive:

    “Le bombe cadevano come neve, un fiocco pesante dopo l’altro. ”

    Riesco quasi ad immaginarmelo, questo imbranato colossale, questo effetto collaterale della democrazia, che si ripete questa frase, cullandosi nell’impressione che dopotutto suoni bene quasi come

    ‘Si sta come d’autunno sugli alberi le foglie’.

    Ha giusto cambiato stagione - per altro geniale l’idea di parlare di neve a luglio, veramente geniale.

    La nostra classe dirigente, a sinistra, è fatta di adolescenti che non si sono saputi fare una vita al di fuori della loro classe di liceo - e sono convinto che neppure in una classe media Veltroni potrebbe ambire a essere la penna migliore.

    DISGUSTO.

  4. piersabatino deola scrive:

    Non è un cadavere politico,ha un cadavere nel cervello ma in troppi se ne sono accorti troppo tardi.Come mai non è stato contestato durante la demenziale campagna lettorale.?Il vizio italico di dare sempre le colpe agli altri;Berlusconi docet.

    • Cloro scrive:

      x Piersabatino “Il vizio italico di dare sempre le colpe agli altri” per me questo è il cuore del problema politico nostro oggi.

      • Giulioromano scrive:

        Non c’è solo questo, magari..
        C’è anche:
        Il bue che da del cornuto all’asino…
        Il rimproverare l’altro di percorrere certe strade, salvo poi fare lui stesso le stesse scelte..
        Oppure, e questo è ancora peggio, “il silenzio”. Cioè decisioni che coinvolgono tutti, senza che nessuno di noi ne venisse informato, come: Rinnovo del Trattato di Pace con gli USA, Globalizzione dell’Economia, Privatizzazione delle FS, dell’Alitalia, della Rete Telefonica e per finire la gestione delle acque pubbliche e loro privatizzazione….

  5. dosstrento scrive:

    Ciao.
    Per cortesia ci puoi mandare una tua mail per contattarti?

    Siamo un gruppo di blogger trentini e volevamo sottoporti un progetto.

    Ciao e grazie

    dosstrento@libero.it

    Ps: Non pubblicare il commento grazie!

  6. Eli scrive:

    Cloro

    come vedi ho recensito (che parola grossa! Tutt’al più posso dare un suggerimento).

    Di John Fante non mi è piaciuto proprio tutto, ad esempio.
    Ho amato molto “Chiedi alla polvere” ed “Aspetta primavera Bandini”, per quel suo linguaggio preso dalla strada e dalla vita di tutti i giorni, per il suo prendere in esame le vite degli umili e dei diseredati senza alcun pietismo, ma con la consapevolezza profonda di chi ne ha fatto parte.
    Era l’America della depressione, di Al Capone, di Faulkner,
    Steinbeck e Walt Whitman. Altri tempi.

    Posso suggerire i libri di Valerio Massimo Manfredi, archeologo e professore universitario di storia. Egli si è cimentato pure nel romanzo, ed apprezzo molto come scrive; la storia, l’Odissea, Alessandro Magno te li sciorina come se fossero vivi, attuali. Ho letto quasi tutti i suoi libri, tranne un paio che non si trovano più, e come peschi nei suoi titoli, peschi bene:
    Mare greco, L’Oracolo, Lo scudo di Talos, Il Tiranno, Chimaira, la trilogia Alexandros, Il Tiranno, L’Impero dei draghi (sulla Cina), L’Ultima Legione.

    Se invece vuoi un romanzo di pura fantasy ed evasione,
    c’è L’ombra del vento, di Carlos Luis Zafon, molto piacevole.
    L’autore ci conduce in una Barcellona misteriosa e magica, in una storia appassionante, e la fine del romanzo è catartica ma non scontata.

    Un libro bello, perfetto con le parole giuste, né una in più né una in meno, è Il tè nel deserto, di Paul Bowles. Ma questo lo avrai letto, dopo il bellissimo film di Bertolucci.
    Alla fine di questo libro ho pensato che era proprio il romanzo che avrei voluto scrivere.

    Poi direi tutti, ma proprio tutti, i libri di Chatwin, che adoro per l’essenzialità della sua prosa, che ti fa vivere momenti altissimi se condividi quella curiosità e quel rispetto per tutti i popoli, tipico del vero viaggiatore, e non, ahimè, del turista.
    Fra i suoi titoli, i miei preferiti sono “Anatomia dell’irrequietezza” e ” Le vie dei canti”, sul suo viaggio in Australia ed il suo incontro bellissimo con la cultura degli aborigeni, da cui egli, uomo occidentale, razionale, apprende i momenti magici che regolano la vita nell’outback. Senza la curiosità antropologica, ma proprio lasciandosi trasportare in una dimensione sconosciuta.

    Suggerisco poi i gialli di Manuel Vasquez Montalbàn, che non sono solo gialli, ma compendi di un’umanità variegata, con trame intelligenti e sociologicamente e politicamente ricche. L’autore, di Barcellona, era un gaudente, per cui ogni tanto arricchisce la narrazione con ricette della cucina catalana, ed il suo investigatore privato, sentimentalmente legato ad una mondaine nel pieno esercizio delle sue funzioni, non assomiglia a nessun altro. Ti dico solo che accende il camino con i libri, cioè usa un libro ogni volta che deve fare il fuoco. Vasquez Montalbàn se n’è andato per un infarto a sessantadue anni all’aeroporto di Bangkok, mentre aspettava il suo volo. Una vita originale finisce a volte anche in maniera originale.

    Leggo spesso anche i libri di Fred Vargas, che non è francese ma italiana, questo è uno pseudonimo, è ricercatrice di archeozoologia presso il CNRS (Centro Nazionale francese per la Ricerca Scientifica ), è specializzata in medievalistica, e durante le vacanze estive scrive libri gialli per rilassarsi!
    Qualche titolo? Nei boschi eterni, L’uomo dai cerchi azzurri, Sotto i venti di Nettuno, e l’ultimo, Scorre la Senna, tre romanzi brevi che sto per ordinare.
    Perché i libri li compro ormai sul Web, anzi, su
    http://www.webster.it
    Capirai, ci sono sempre sconti del 20%, 30%, sopra i venti Euro le spese di spedizione sono gratuite, e me li portano a casa. Si paga con la carta di credito, la casa editrice è di un quarantenne del nord Italia, e mi fa piacere sostenere un giovane editore, invece di dare soldi a Papy, od a quella rifattona della figlia di Papy, che credo si sia rifatta pure le mucose orofaringee dal chirurgo.

    Las but non least, il mio preferito, la chicca, il libro più bello che io abbia letto negli ultimi dieci anni, quello che davvero avrei voluto scrivere, o per lo meno, vorrei saper scrivere così:
    L’Eleganza del riccio, di Muriel Barbery.
    Non c’è mai un autocompiacimento, mai una sbavatura, mai un cedere al sentimentalismo. Perché un conto è il sentimento, altra cosa è il sentimentalismo.
    Ed invece lei ti avvince con una scrittura asciutta e tersa come un cristallo.
    Te ne avevo già parlato, ma non mi stancherei mai di parlarne.
    E’ la storia di un condominio elegante in un quartiere chic di Parigi, con le vite vuote degli inquilini borghesi che vi abitano?
    Sì, ma non solo.
    E’ la storia di una teen-ager con molti problemi psicologici ed esistenziali? Sì, ma non solo.
    E’ anche la storia di una portinaia convenzionale, grassa, sciatta, e che nasconde un segreto? Indubbiamente sì. Ma non è solo questo.
    C’è una delicatissima storia d’amore? Incompiuta.
    Ti segnalo solo le ultime due frasi del libro:
    “Perché d’ora in poi, per te, andrò alla ricerca dei sempre nel mai.
    La bellezza, qui, in questo mondo.”

  7. Cloro scrive:

    cara Eli: devo mettermi un po’ in pari coi libri. L’ultimo libro di narrativa che ho letto è G. Faletti “io uccido” quest’ estate sotto l’ombrellone. Purtroppo io ho letto un casino ma in gioventu’. Mò son piu di 10 anni che leggo prevalentemente libri di storia perchè ho l’ansia di sapere in quel campo e non ho piu’ la capacità di farmi catturare dalla narrativa che avevo prima.

    Devo un po’ riprendermi da ’sta sfiducia nella capacità umana di narrare letteratura.

    • Eli scrive:

      Cloro

      ma ti è piaciuto Faletti?
      Secondo me è un bluff. Ci ho trovato anche errori grammaticali, frasi costruite alla membro-di-segugio.
      L’ho cancellato dai miei fornitori di letteratura.

      Leggo anche molti saggi, soprattutto di economia, ma quelli ve li risparmio, perché ognuno ha interessi diversi.
      La narrativa, invece, ha un carattere più universale.
      Prima prendevo i libri in prestito in una biblioteca comunale vicino casa, con la tessera.
      Ho letto così molti libri di Jeremy Rifkin, Serge Latouche, Amartya Sen, ed altri di archeologia.
      Ora la biblioteca è in fase di ristrutturazione, forse la sposteranno pure; ma spero che riapra, perché altrimenti dovrò uscire di casa per lasciar posto ai libri (ed ai gatti). :-D

      • Cloro scrive:

        x Eli: dopo il 1 capitolo avevo già in mente chi potesse essere l’assassino. Per il resto il libro è troppo lungo, pochi gli episodi toccanti e soprattutto troppo indugio dell’autore su alcuni dei (troppi) personaggi la cui storia va a perdere e che sono costruiti con poco sentimento, giusto per confondere le acque a chi, eventualmente, avsse già in mente l’ipotetico assassino.
        No, non mi è piaciuto anzi quando l’ho finito (che cmq si finisce) ho pensato “cazzo potevo prendere quel libro sul periodo dell’invasione giapponese della Cina”.
        Ma io non ho piu’ le palle per leggere un Thomas Mann o un Proust. Devo ricominciare con libri leggeri…
        :-D
        cmq vai vai coi consigli…
        se poi uno ti è piaciuto particolarmente puoi pure farci te un post

    • piersabatino deola scrive:

      Barbara!!!
      perdere tempo con romanzi,Faletti e compagnia.Quanto da leggere e studiare nella storia recente di questo immondezzaio che è il mondo.Poi per essere antisemiti o antisionisti o pro lobby o contro USa ecc.bisogna sapere per poi trasmettere non abitudini ma anche qualche verità.I romanzi Ti trasmettono verità o sogni fuorvianti?

  8. Mariam scrive:

    Posso consigliare anch’io?
    Io ho trovato straordinario tra gli ultimi che ho letto TUTTI I NOMI di Josè Saramago. Mentre uno dei miei preferiti in assoluto è IL DIO DELLE PICCOLE COSE di Arundhati Roj.
    :-))

    • Eli scrive:

      Mariam

      adoro “Il dio delle piccole cose”.
      Ci sono molti altri autori indiani che hanno scritto cose preziose.
      Ancora non conosco Saramago, ma è in lista! :-D

      • piersabatino deola scrive:

        Ragazze ma siamo entrati in libreria? Se volete suggerisco anch’io qualcosa.Ma non fermiamoci ai sogni a alla bella prosa.Andiamo al sodo,agli accadimenti a quel qualcosa ancora legato all’obrobrioso andar del tempo fra guerre,fame e il Papa alla finestra a dire strozate.

        • Veronica scrive:

          X Piersabatino: C’è qualcosa di male ad entrare in libreria ogni tanto? Forse bisognerebbe entrarci più spesso. Se possiamo usare il blog per scambiarci opinioni anche su questo, perchè no? Giusto Cloro?

          Ti dedico queste poche righe tratte da un romanzo (non) a caso:

          “Allora per non essere giudicati tutti si affrettano a giudicare. Che vuole, l’idea più naturale nell’uomo, l’idea che gli viene ingenuamente, come dal fondo della sua natura, è quella della propria innocenza. Per questo riguardo, siamo tutti come quel ragazzo francese il quale, a Buchenwald, si ostinava a voler esporre un suo reclamo allo scrivano, anche lui prigioniero, che registrava il suo arrivo. Un reclamo? Lo scrivano e i suoi compagni ridevano: “E’ inutile, caro mio. Qui non si reclama”. “No, guardi”, diceva il ragazzo, “il fatto è che il mio caso è un caso eccezionale. Io sono innocente!.
          Siamo tutti casi eccezionali.”

          Saluti.

          • piersabatino deola scrive:

            In libreria ci vado tutte le settimane,cara Veronica e i libri che compro non riesco nemmeno a leggerli tutti.Ma sono libri non romanzi.Ciao.

          • Veronica scrive:

            Questa distinzione drastica tra libro e romanzo mi sembra una forzatura. Esistono romanzi che ti cambiano davvero il modo di guardare il mondo (e non stò mica parlando di libercoli tipo Armony), senza nulla togliere ai saggi o ai libri di stampo giornalistico.
            Non bisogna essere per forza romantici per leggere un romanzo e nemmeno dei sognatori.
            Il riferimento a Camus delle righe precedenti vogliono significare che in un romanzo, se scritto da una mente eccelsa e nel modo corretto, c’è l’indicazione giusta per capire la complessità dell’animo umano, ergo le sue manifestazioni, comprese quelle a cui ti riferisci tu.

  9. Veronica scrive:

    Che dire…scrive sciatto esattamente come parla.
    Già odio le descrizioni minuziose e inutili della inutile (troppo spesso) narrativa italiana (dei giorni nostri).
    Sarà che il libro che più amo in assoluto è di una novantina di pagine, si intitola “La caduta” e l’ha scritto un certo Albert Camus, questo stesso signore scrisse un altro libro di poco più lungo del quale è sufficiente leggere la prima riga per capirne il senso totale (Oggi è morta mia madre, o forse ieri, non so - Lo straniero) , sarà che considero la sintesi di certi capolavori (Memorie dal sottosuolo -Dostoevskij) l’essenza delle emozioni trasmesse da uno scritto…sarà per tutte queste cose…il libro di Veltroni mi pare una cagata.

    Grazie Eli per i tuoi consigli, ora mi segno tutto.

    Volevo segnalarvi un incipit che ho trovato veramente notevole:
    C’è un paesaggio interiore, una geografia dell’anima; ne cerchiamo gli elementi per tutta la vita.

    Chi è tanto fortunato da incontrarlo, scivola come l’acqua sopra un sasso, fino ai suoi fluidi contorni, ed è a casa.

    Alcuni lo trovano nel luogo di nascita; altri possono andarsene, bruciati, da una città di mare, e scoprirsi ristorati nel deserto.

    Ci sono quelli nati in campagne collinose che si sentono veramente a loro agio solo nell’intensa e indaffarata solitudine della città.

    Per qualcuno è la ricerca dell’impronta di un altro; un figlio o una madre, un nonno o un fratello, un innamorato, un marito, una moglie o un nemico.

    Possiamo vivere la nostra vita nella gioia o nell’infelicità, baciati dal successo o insoddisfatti, amati o no, senza mai sentirci raggelare dalla scorpresa di un riconoscimento, senza patire mai lo strazio del ferro ritorto che si sfila dalla nostra anima, e trovare finalmente il nostro posto.

    Sono stato al capezzale dei morenti, che guardavano perplessi il dolore dei familiari mentre lasciavano un mondo dove non si erano mai sentiti a casa propria.

    Ho visto uomini piangere più sconsolatamente alla morte del fratello, la cui esistenza si era un tempo intrecciata alla loro, che alla morte del figlio. Ho visto diventare madri spose che solo una volta, tanto tempo fa, erano raggianti sul ginocchio dello zio.

    E ho fatto molta strada, in vita mia, procacciandomi compagni amati e sconosciuti; una moglie, un figlio e una figlia. Sono vissuto con loro, estraneo affettuoso in ambienti di una bellezza che non appaga.Abile dissimulatore, ho smussato in silenzio e con dolcezza gli spigoli del mio carattere. Ho nascosto l’imbarazzo e la pena con cui tendevo al disegno prescelto; e mi sono sforzato di essere ciò che coloro che amavo si aspettavano da me: un buon marito, un buon padre e un buon figliolo.

    Fossi morto a cinquant’anni sarei stato un dottore, e un uomo politico affermato, anche se non sulla bocca di tutti. Uno che aveva fatto la sua parte, e che era stato molto amato dalla moglie afflitta, Ingrid, e dai figli, Martyn e Sally.

    Alle mie esequie sarebbero intervenuti in massa coloro che nella vita avevano fatto più strada di me, e che per questo avrebbero onorato la mia memoria con la loro presenza. E coloro che erano convinti di aver amato l’uomo privato, che con le loro lacrime avrebbero deposto a favore della sua esistenza.

    Sarebbe stato il funerale di un uomo sopra la media, favorito dalla sorte più della maggior parte della gente. Un uomo che, all’età relativamente giovane di cinquant’anni, aveva finito il suo viaggio. Un viaggio che lo avrebbe portato di sicuro, se fosse continuato, a più grandi imprese e onori.

    Ma non sono morto nel mio cinquantesimo anno. E ora poche persone tra quelle che mi conoscono, ritengono che questa non si stata una tragedia.

    Josephine Hurt, Il danno

    • Eli scrive:

      Veronica

      “Il danno” è un libro splendido.
      Ed anche il film ha segnato un’epoca, con un Jeremy Irons
      segnato e dolente.
      Credo sia un libro che ti rivolta sottosopra,comunque tu ti ponga, qualsiasi cosa tu abbia vissuto nella vita.
      Bello bello :-D

      • Cloro scrive:

        L’Ho letto e ne ho letto anche un altro della stessa autrice, la storia di due sorelle che vivono tutta la vita invidiandosi in silenzio.
        Carini, ma nn sono il mio genere. Io ero molto piu’ “dark” come gusti nelle letture ;-)

      • Veronica scrive:

        Eli, concordo.

      • Veronica scrive:

        Ho considerato “Il danno” uno di quei libri che toccano certe corde dormienti.
        Il tema principale è il riconoscere nell’altro qualcosa di indefinito e di inesorabile.
        Io non è che sia una romanticona, anzi, direi proprio “tagliata grossa” però li dentro ho trovato la semplice descrizione di quegli eventi che quando accadono hanno una strada già segnata dalla quale non puoi uscire nemmeno se lo vuoi.
        Sarà capitato credo a tutti di imbattersi nell’imponderabile e quando lo incontri e lo riconosci, spesso son cavoli, spesso è un danno.
        Il danno rende alla perfezione quel genere di comporamenti e sentimenti umani del tutto inspiegabili con il raziocinio, proprio per questo decisamente affascinanti.

  10. Bisognerebbe capire innanzitutto chi sta oggi a sinistra.Se consideriamo il PD un partito di sinistra il quadro e’ desolante. Specialmente se guardiamo ai dirigenti giovani di quel partito riesce difficile distinguere questi fighetti rampanti dai loro omologhi del PDL.Dalla Bolognina in poi nei vari PDS,DS,PD (notate la sparizione della S) ho visto … solo giovani ambiziosi (in senso cattivo) stile PSI craxiano che non sanno un emerito cazzo della realta’della vita e delle sue difficolta’ ,che non hanno alcun legame con il territorio che lottano solo per metterlo in quel posto agli altri, amici compresi. Quando vedo fare carriera Deborah Serracchiani solo per aver scoperto l’acqua calda dicendo che i dirigenti del PD sono dei babbuini, perdo il mio naturale controllo.La signorina Deborah si e’ sistemata per la vita e vediamo ora cosa sara’ in grado di fare per i suoi coetanei precari o disoccupati o sottocupati.Nulla ovviamente: andra’ a Strasburgo,sparera’ qualche cazzata tanto per dire come tutti gli eurodeputati e si prendera’ il misero stipendio mensile.Alla faccia di chi l’ha votata

  11. Vingador scrive:

    Appoggio incondizionatamente il Premio Strega a Veltroni. Alla moda antica: processo sommario presso il Tribunale dell’Inquisizione, confessione estorta e pubblico rogo. LOL.

  12. Eli scrive:

    Cloro

    non è necessario che tu legga Mann e Proust.
    Ci sono un sacco di autori contemporanei bravi, che trattano argomenti di vita più attuali.
    Mann lo lessi a diciotto anni, e non ho nessuna intenzione di riprenderlo in mano.
    Quanto a Proust, oggi lo trovo…polveroso e pieno di ragnatele.
    E adesso sparatemi pure!

    L’unico che salvo di quell’epoca è Ulisses, di James Joyce, che ho letto pure in inglese: ha cambiato lo schema narrativo del romanzo, è il padre della letteratura moderna.

  13. Eli scrive:

    Giulioromano,

    rispetto il tuo idealismo, che è stato anche il mio fino all’altro ieri.
    E comprendo pure che ognuno fa il suo percorso, ed ha il sacrosanto diritto di farlo in piena autonomia.
    Posso solo instillare un dubbio.
    Ma tieni presente che il mio disincanto attuale mi deriva da un anno e mezzo di studi ed analisi della massoneria, oltre che da una serrata consultazione di siti alternativi sul web.
    Qualcuno ha anche creduto in De Magistris, e poi se lo sono ritrovato ad elogiare l’avvio del Trattato di Lisbona…
    Ti stimo e sento amicizia, comunanza. Perciò tu prendi le mie parole come ti pare.
    Ma tieni presente che Veltrusconi è appena rientrato nel
    PD-meno-elle, che l’ex-radicale ed ex-ambientalista Rutelli sogna il Grande Centro con quel peracottaro di Casini, genero di un massone.
    E Rifondazione quale? Quella di Vendola o quella di Ferrero?
    Dopo il compito che ha avuto Bertinotti di dividere la sinistra, peraltro egregiamente espletato.
    Quanto ai Verdi, ma l’hai sentito parlare Angelo Bonelli, che sembra il fratello della Gelmini, un madonnino infilzato rassicurante e connivente? “Dimostreremo che i Verdi non sono quelli che dicono sempre di no…” Pietoso!?! :(

    Credo che ne vedremo delle belle.

  14. Daniela Felden scrive:

    Questa polemica su Veltroni non la capisco. Perchè sottovalutarlo come scrittore? Il libro è pieno di pathos c’è qualche ingenuità ma non è che Veltroni faccia lo scrittore di professione. Penso che al posto che demolirlo andrebbe incoraggiato a fare di meglio e di piu’. In fondo non è colpa sua se il suo progetto politico è andato in fumo e in ogni caso se un essere umano ha voglia di esprimere qualcosa che ha dentro penso che andrebbe incoraggiato, apprezzato per quello che ha fatto. Tutto questo disfattismo non lo capisco, in fondo Veltroni ha fatto molto per il nostro paese.

    • luciano scrive:

      Se l’italia è “un paese meraviglioso e sfortunato, che tante volte è stato così ingenuo da cadere in avventure ridicole e tragiche…” (parole di Veltroni) ebbene proprio lui, Veltroni,è stato tra i massimi artefici delle sventure italiane degli ultimi 20 anni, più di Berlusconi, al quale ha fatto da apripista…Ho una buona memoria televisiva e ricordo un’infinità di sue dichiarazioni alle telecamere, toni melensi, voce melliflua e pasticche di cianuro lanciate contro la Repubblica, contro la Costituzione, contro la classe operaia, contro i popoli martiri schiacciati dal tallone dell’imperialismo e del sionismo…Si definiva un “fondamentalista del maggioritario”… già, perchè in America si fa così e poi i sondaggi nel ‘ 93 gli dicevano che tra uno schieramento progressista e uno conservatore gli Italiani avrebbero scelto quello “progressista” (parole sue!). Grande elettore di Ciampi, (lui e il suo amico Gianfranco), ebbe la sfrontatezza di dire nel ‘ 99: “abbiamo scelto l’uomo giusto, comunque speriamo che la prossima volta il Presidente lo scelgano gli Italiani!” Quando era ancora sindaco di Roma, disse a Fabio Fazio che al termine del suo incarico (la missione “più bella della sua vita”!) si sarebbe ritirato dalla politica per dedicarsi a opere di virtuoso volontariato, invece si preparava a fare le scarpe a Prodi e per candidarsi alla guida del governo abbandonò anticipatamente l’ amato Campidoglio. Per quanto riguarda il “pensiero politico” è solo forma e niente sostanza, ma proprio per questo è un personaggi ad alta pericolosità. C’è solo da sperare che i “due poli” si sfascino al più presto e si ritorni alla democrazia rappresentativa con legge elettorale proporzionale. Grazie a Veltroni e ai suoi accoliti, l’Italia si trova come uno che ha la taglia 50 ma è costretto a indossare una 42… Ipocrita!

  15. Eli scrive:

    Daniela

    soprattutto ha fatto molto per Papy!

  16. luciano scrive:

    …adesso che ha fallito e si è “ritirato”, nvece di studiare e approfondire i temi strutturali dell’economia, della geopolitica, dell’ecologia ecc. (ne avrebbe tanto bisogno!) si rifugia nella narrativa stile “Libro Cuore ” che gli servirà per rilanciarsi a breve nella politica con l’immancabile faccia di bronzo! il lupo perde il pelo ma non il vizio…

  17. luciano scrive:

    …adesso che i suoi sogni sono svaniti , si è “ritirato”, ma invece di studiare l’economia, la geopolitica, l’ecologia ecc. (ne avrebbe tanto bisogno, data la sua abissale ignoranza) si dedica alla narrativa, sfornando una sorta di “Libro Cuore” ancora più melenso, che però gli servirà per rilanciarsi a breve in politica con la solita faccia di bronzo… il lupo perde il pelo ma non il vizio…Ipocrita!

  18. [...] sto zombi assurdo che ha fatto cagare come politico, ha tentato di riciclarsi come scrittore ma ha fatto cagare ancor di piu’ – e ho detto tutto- pertanto è tornato a calcare le scene [...]

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