Il fantasma di Brenda

Splendido articolo di Alessandro Robecchi a commento della triste storia di Brenda (o Blenda), la trans uccisa due giorni fa.

Ma se fossimo in un fumetto di Pazienza, in un film di Almodòvar, se fossimo in un mondo fantastico e immaginario – e quindi di sicuro migliore di questo – il fantasma gigante di Blenda verrebbe qui a tirare i piedi di notte ai puzzoni moralisti, a tramortire i falsi e gli ipocriti, a contundere meschini e mentecatti colpendoli a morte con le sue enormi granitiche tette. Una Blenda-Carnera dal sorriso triste a dal bicipite possente, che torni per qualche notte “de paura” a spiegare ai trans-padani dell’odio razziale cosa vuol dire – davvero – essere clandestini, e respinti, e sfruttati. E glielo spieghi magari con esempi pratici: carcerazioni, rastrellamenti, umiliazioni e schiaffi. E botte da orbi in carcere, per gradire. Con quelle manone da giocatore Nba potrebbe spiegare cos’è morale e cosa no a certi camerierini in livrea da uomini di stato che servono il padrone, che gli fanno le leggine, che gli studiano come cavarsela ai processi. Certi ceffi su alte poltrone che dicono: “elezioni!”, e il giorno dopo: “no elezioni!”, a seconda di come vortica l’uzzolo del peggiore di tutti. Oppure potrebbe tornare, questa Blendona-Mazinga, e spazzare via con due schiaffoni le finte economie del capo economo e dei suoi soci imprenditori, esperti nella produzione di declino, nel lavaggio di soldi zozzi portati all’estero e riportati qui gratis, anonimi e puliti; ma sempre meno puliti di quelli di Blenda, che dava via del suo, e non del nostro. O che torni una notte, grande e grossa e Babbo Natale, per visitare con doni e pensieri quelli che stanno sui tetti delle fabbriche, quelli cacciati, espulsi e triturati, quelli allontanati, quelli in esubero, quelli dimenticati dai telegiornali perché non abbastanza ottimisti, quelli trattati come lei, anche se sono troppi per dargli fuoco. Che torni insomma per una notte a menare le mani – finalmente! – questo fantasma dell’indecenza, questo gigante mutante, che scopriremmo essere più decente, meno lurido e vergognoso di ciò che ci circonda.



One Response to “Il fantasma di Brenda”

  1. Eli scrive:

    Povera Brenda, tre volte emarginata:
    poveraccia, transgender e pure clandestina.
    Viveva in un seminterrato di sedici metri quadrati, per cui un padrone di casa esoso le strappava 800.00 Euri. Altri inquilini, per un tugurio come il suo, pagano 350.00 Euro.
    Ma si sa, se sei un trans, e la casa è anche il luogo di lavoro, e sei pure clandestina, devi pagare di più.
    Chissà da quale favela o quartiere miserevole, o da quale cittadina dell’entroterra proveniva; perché il Brasile non è tutto Ipanema o Copacabana, non è tutto Jorge Amado con Gabriella, garofano e cannella.
    E’ stata imprudente, la Brendona, ha fatto capire di avere in mano mezza Roma, e tipi importanti. Senza immaginare che fossero tipacci e criminali.
    Ma essere ingenui, sottostimare il crimine nelle valutazioni,
    non è una colpa.
    E’ semmai ciò che la rende più pulita di coloro che frequentava.
    Mi auguro che il suo fantasma non ritorni a fare giustizia, ma che riposi nella Luce e nell’Armonia che le è mancata in vita.

    Come scrisse Fabrizio de Andrè:
    “Dio di misericordia, il tuo bel paradiso
    lo hai fatto soprattutto per chi non ha sorriso…”.

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