L’essenza della Patria


Patria. Personalmente questo termine l’ho archiviato come “retaggio di una forma di potere guerrafondaia” che ha bisogno di consenso montato, soprattutto quando attraversa rapporti di forza interni o esterni.
Tuttavia il termine Patria ho notato che è un condizionamento forte, un concetto collettivo profondo e antico, su cui l’ingegneria del consenso non ha manco da lavorarci, perchè è antico e scontato e non discusso. Un “idolum teathri” direbbe Bacone. Un pregiudizio incarnato nei corpi, intesi come rappresentazioni del “mondo esterno” e delle sue tendenze.

Nel mio vissuto, Patria era un concetto di cui molto si era abbeverato mio padre, causa ed effetto al contempo di cio’ che era stato e aveva vissuto. Per lui guai a parlar male dell’Italia ad alta voce. Mi ricordo quando lessi De Amicis, su Cuore, la storia di quel ragazzino malato, aiutato economicamente da alcuni viandanti stranieri, che ad un certo punto, credendolo addormentato, cominciarono a dir peste e corna degli italiani. Il ragazzino allora si rizzo’ in piedi nonostante la febbre e tirò loro in faccia le monete che gli avevano regalato. Cioè, mio padre era così…(e a me quel racconto di “cuore” mi aveva un po’ perplessa) .

Oggi che ho a che fare quotidianamente con i 16 enni e limitrofi, mi rendo conto che essi, tra le altre cose, cercano una ragione per essere orgogliosi di essere italiani. Vorrebbero che non esistesse il pregiudizio “Italiano: pizza, mafia e mandolino”. Spesso si sprecano battute amare su questa condizione (di italiani, dico) e mi son fatta la personale convinzione che molti si fanno cristiani militanti per conferire alla categoria “italiano” un’estensione piu’ nobile del luogo comune sopra attribuito. Ma questa è solo un’opinione.

“Patria”, Heimat, era anche il titolo di un meraviglioso film tedesco, la storia di una famigliola dalla prima guerra mondiale alla caduta del muro, che ripercorreva la vicenda, non meno lacerante di quella di noi italiani, di cosa avesse significato appartenere alla Patria Tedesca, con la storia di Hitler e tutto il resto. Il film non ebbe gran che successo, secondo me perchè è quasi obbligatorio approfondire molto l’olocausto e renderlo centrale, quando si parla di storia tedesca. Ma anche questa mia, è un’opinione.

Insomma, che farsene di questo vocabolo? Non tutti possono archiviarlo come ho fatto io. Credo che in tutto questo marasma sottoculturale, la crisi maggiore la vivano i leghisti, che si riconoscono in una “Padania” che non esiste e non esisterà mai, soprattutto con i rappresentanti che si sono scelti, un gruppo di quaquaraqua avidi e cerchiobottisti, nemmeno coerenti con i principi che professano.

Questo vocabolo, secondo me, Patria, è un vocabolo da meditarsi e da tenersi d’occhio tenendo conto tutte le volte del senso con cui viene usato. Se io scrivo, come ho scritto, che Berlusconi con il suo definire “Piombo Fuso” una “giusta risposta” offende anche chi al termine Patria offre un riferimento storico-culturale e lo considera un valore, questo non vuol dire che lo condivida, come significato. Ma che lo conosco e che voglio dialogare anche con chi lo condivide. Altrimenti l’Idea sarà sempre perdente.
Come diceva un filosofo cinese (ho dimenticato il nome) “spesso la guerra la vince chi ha il coraggio di affrontare il nemico piu’ forte”



12 Responses to “L’essenza della Patria”

  1. Gio scrive:

    Di ‘patria’ mi piace solo l’etimologia.
    Per il resto mi trovo d’accordo con te.
    Ciao!

  2. ritvan scrive:

    Patria? da brava e bieca fascista scrivi di patria mentre nosotros poveri immigrati dobbiamo piegare la testa di fronte a fallocefali come il sionista Spb che tieni qui solo per non essere considerata una razzista. Se puede? non se puede? Vosotros fascistelli fallocefali dobbiamo siempre accettare queste umiliazioni?

    • Cloro scrive:

      Ritvan: che te sei bevuto? LSD per caso?

      • Ritvan scrive:

        Clora, se non ti basta il fatto che io il mio nome lo scrivo - come grammatica comanda - con l’iniziale maiuscola, vai a vedere il messaggio a firma “ritvan” a cui rispondi in modo “stupefacente”:-) e ti accorgerai che l’indirizzo email non è quello mio solito. E’ chiaramente il mio merdoso troglione (troll+coglione) razzistoide che mi segue in tutti i blog in cui commento ogni tanto. E a volte - come in questo caso - lo fa nella più spregevole forma di trollaggio, ovvero in forma di fake, appropriandosi della mia identità.
        Buttalo nel cesso e tira lo sciacquone.

    • Eli scrive:

      Ahò, ritvan,
      non toccare SPB! SPB non si tocca!

  3. Anonimo scrive:

    da che leggo questo blog, non ho mai visto un post fascista nè sionista. Nulla a parte i commenti degli ospiti che cloro con troppa magnanimità lascia commentare liberamente.

    Fucsia

  4. necroclerico scrive:

    @ RITVAN

    ….boh? Ma scherzi o cosa?

    @Cloro

    Io credo nella patria come ente dinamico, soggetto al mutare degli eventi. Gli uomini cambiano e quello che era definibile come “patria” per uno spartano o un ateniese o un persiano…. non lo può essere per un operaio di Shangai o un salaryman di Tokyo.

    tuttavia, per quanto non consideri rigidamente un’idea, né una dottrina politica (e se per esempio una buona parte del neofascismo o postfascismo è stata perdente e sterile lo è stata non per la sua adesione a dei valori di fondo o per il rifiuto di altri ma per il suo vacuo e ripetitivo nostalgismo che portava centinaia di militanti a riempire le piazze e a intonare il mantra Duce, Duce, come se Mussolini potesse tornare dala tomba o come se l’Italia del 1990-2000 fosse esattamente l’Italia del 1920).

    Per la parte avversa invece temo che il crollo sia avvenuto perché moltissimi hanno avuto paura di essere comunisti e di difendere l’ortodossia del partito e la necessaria combattività - ivi inclusa la necessità dello stalinismo come dittatura - per mostrarsi liberali e libertari facendo quindi il gico dei padroni che hanno pian piano anestetizzato i militanti e hanno letteralmente cavato loro le unghie e le zanne con la favola della democrazia.

    Per me Patria aveva un valore fino a quando potevo riconoscermi nella maggioranza dei miei concittadini e della classe dirigente.

    Ora non più. E da anni sinceramente ho smesso di considerarmi italiano se non sul piano strettamente anagrafico. Né vedo alcuna ragione per combattere o morire per QUESTA classe politica e mediatica di cialtroni, papponi, veline, paparazzi, mafiosi, ricattatori, voltagabbana e venduti. E sinceramente ne vedo assai poche anche per le persone comuni, di ragioni per morire.

    Non darei non dico la vita ma neppure la mia carta igienica usata per un paese ridotto così. Ed è proprio perché amavo l’Italia come nazione e comunità che ho troppo schifo adesso di essa. Perché SO che cosa è diventata. Al punto che l’unico patriottismo possibile sarebbe solo quello di augurarle un naufragio di proporzioni colossali sperando che l’acqua ritiratasi lasci spazio pere rifondare una comunità civile e nazionale degna di questo nome.

    Insomma per me la Patria deve meritarsi di esserlo e non essere come è adesso un contenitore luccicante dentro cui si trovano le peggiori porcherie. Il rispetto deve essere sostanziale e non solo formale.

    Ora come ora se dovessi prendere un fucile e farmi ammazzare lo farei solo per mia moglie, i miei animali e gli animali in genere.

  5. Eli scrive:

    Cloro

    a forza di viaggiare per il mondo ho capito che la “patria” non esiste. Ovunque mi sono sentita a casa, ovunque ho incontrato persone del popolo sorridenti e carine (anche qualche borseggiatore,in verità, ma di sicuro aveva più bisogno di me), ovunque sono stata accolta con simpatia, curiosità, a volte con affetto vero e toccante.
    Oggi sono “ecumenica”, nel senso etimologico del termine.
    La mia patria è la Terra, la mia Famiglia è l’Umanità, e mi sento molto molto bene in compagnia di questo pensiero.
    :-D

  6. Cloro scrive:

    ben detto Eli. spb non si tocca, specialmente da quando subisce la persecuzione del sen Alessio Butti, relatore della legge Romani.

  7. Oxyuranus scrive:

    Mi trovo assolutamente d’accordo con Eli nel suo ultimo intervento.
    Quella che segue (presa da wikipedia) è l’idea che ho di Patria:

    “La parola …… è propriamente intesa come il credere in concetti, dogmi o assunti in base alla sola convinzione personale o alla sola autorità di chi ha enunciato tali concetti o assunti, al di là dell’esistenza o meno di prove pro o contro tali idee e affermazioni.”

    • Eli scrive:

      Oxyuranus

      la definizione da te postata coglie l’essenza del discorso: una patria deriva dall’autorità, dalla convinzione personale, ti isola da tutti gli altri, e prima o poi ti metterà contro qualcuno, e sarai chiamato a sparare ed uccidere.
      E’ solo un elemento di divisione come la religione, il campanile, la città, la regione, l’opinione politica.
      Ma non sarebbe preferibile vivere sereni con tutti e godersi la vita?
      Io credo proprio di sì! :-D

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