Marchionne schiavizza gli operai italiani e balla il samba

Mi è stato chiesto di commentare le scandalose parole di Water Veltroni sulla “proposta-che-non-si-puo’-rifiutare” (pena: la morte civile ed economica di 5000 esseri umani) Marchionne. Ma io credo che una simile scorreggia politico-finto-letteraria non abbia davvero i numeri per essere presa in considerazione, se non fosse che qualcuno “lo vorrebbe fortissimamamente” pur di liberarsi del nano

Ma del resto di Veltroni in questo blog abbiamo già parlato (prego vedere il tag “veltroni”) e davvero non merita se non un’azione intestinale pari al suo valore politico. Non certo spenderci energie.

Piu’ che altro vorrei attirare la vostra attenzione sul veicolo che vedete in testata: si tratta della nuova “Uno” per il mercato brasiliano, elaborata dalla fiat automoveìs ovvero la fabbrica delocalizzata con i nostri soldi (strapagati per la cassa integrazione) che non sono stati investiti qui da noi (e la fiat, oltre che gli pagavamo la cassa integrazione, piangeva miseria) ma laggiu’, nel paese del samba, del calcio e delle belle donne. Che con un mercato potenziale di 300 milioni di abitanti, un costo della vita (e del lavoro) molto piu’ basso del nostro, produce la bellezza di 800 mila utilitarie all’anno solo nello stabilimento di Betim (MG).
Si dice nell’articolo qui sopra linkato che:

Il Brasile è stato l’unico paese nel mondo a registrare una crescita industriale nelle vendite delle automobili “alla faccia” della recessione globale. Nell’anno passato furono vendute nel paese 3,14 milioni di nuove auto, con un incremento dell’11,4% rispetto al 2008 . Un record per questo tipo di industria.

E’ per questa ragione che il dott. Marchionne, prima che tirasse sto pacco agli operai di Pomigliano, a fine aprile si è fatto un viaggetto d’affari in Brasile (vediamolo mentre s’abbrazza con Lula Da Silva in foto)

Ora: se è vero, come dice Marchionne, che la presenza in Brasile di Fiat ha 60 anni, è vero anche che “in quest’ultimo periodo ha rinforzato la sua presenza in termini di investimenti” E non si tratta di cifre da poco. Il rafforzamento avrebbe comportato un investimento di 6 miliardi di dollari, ma Marchionne a Maggio si è recato lì proprio per dire a Lula e al consiglio di amministrazione brasiliano che in realtà i soldi che ci metteranno saranno di piu’. Nel progetto ci sarebbero la produzione di macchine agricole e le jeep (costruite da fiat col marchio Chrysler che s’è comprata) molto adatte a quel tipo di territorio.

Ma perchè permettiamo a questa gentaglia (i signori FIAT) che ha sempre costruito in Italia i suoi profitti con il ricatto della possibile disoccupazione -e della conseguente cassa integrazione pagata dai cittadini italiani che ora rischiano un default alla greca- di ricattare, sfruttare, vessare, rovinare l’esistenza ai nostri operai ? Perchè non nazionalizzare la fiat italiana?

Se la fiat non puo’ pagare il dovuto agli operai, rispettando le leggi e la disciplina contrattuale vigente significa che dichiara di essere in crisi.  “dichiara” anche se noi sappiamo che non è così. Lo stato dovrebbe “ridarci l’IRI” : è tanto fascista da pensare di ripristinare i “tribunali del lavoro” di corporazionista memoria, perchè non esserlo in questo, dimostrandosi almeno piu’ “popolar-fascista” anzichè fascio-borghese?

Ma i miei connazionali preferiscono che il Brasile perda la competizione calcistica, piuttosto che impegnarsi sul piano del lavoro, anche se il destino di Pomigliano è un “laboratorio” che si estenderà a tutta la penisola e quindi tra poco i “tifosi” avranno a che fare con altre problematiche .



31 Responses to “Marchionne schiavizza gli operai italiani e balla il samba”

  1. Salazar scrive:

    Il problema è che in Brasile sono arrivate le francesi (Renault, Peugeot e Citroën) e hanno davvero invaso il mercato. Se FIAT non rinnova in fretta la sua offerta brasiliana (sempre quella da un milione di anni perchè tanto si vendeva bene lo stesso e si guadagnava di brutto) rischia di andare affanculo qui, in Brasile, dopo 60 anni.

    • Santos-Dumont scrive:

      Se vivi in Brasile sai anche che il primo fattore incontestabile nella scelta di un’auto popolare é, per il brasiliano di estradizione medio-bassa, il prezzo finale seguito a ruota dal valore di rivendita. In questo senso, le francesi non possono ancora intaccare il predominio Fiat, non finchè continueranno a vendere quell’obbrobrio di Mille (per chi ci legge dall’Italia, sarebbe la vecchia Uno anni ‘80 con un po’ di restyling, ma sotto il maquillage rimane la carretta di sempre, tenuta insieme con lo sputo e il fil di ferro…) sottocosto per fregare la concorrenza. O la Palio, la “moderna” vettura per i mercati emergenti ;)

      • Fiat sente la concorrenza di chevrolet che con Meriva ha fatto successo con la nuova Uno comunque dovrebbe recuperare. Inoltre negli ultimi anni la produzione Fiat in Brasile è migliorata sia per qualità che per modelli. Per esempio la Palio Adventure non fa schifo. E’ secondo me una bella auto e per le strade brasiliane è ottima. http://www.fiat.com.br/monte-seu-carro/conheca/283/PALIO+ADVENTURE+2010

        • Santos-Dumont scrive:

          Non so dove risiedi, ma ti assicuro che il segmento predominante dalle mie parti (Norte Pioneiro, Paraná) non é neppure alla lontana quello che suggerisci. Meriva o Palio Adventure sono macchine da 50-60.000 reais, quindi non cono certo alla portata del brasiliano medio che con quei soldi ci compra una porzione sostanziale di casa e se riceve dai 1000 ai 1500 R$ al mese di salario, é grasso che cola. Qui la stragrande maggioranza di macchine nuove (e non sono in proporzione predominante!) si colloca nella fascia dei 30.000… Palio 1000, Fiat Mille, Chevrolet Celta, questo é il grosso del parco (nuovo) circolante.

  2. Santos-Dumont scrive:

    Concordo con analisi e conclusioni. Aggiungo che vivo da un decennio in Brasile e in quest’arco di tempo ho visto moltiplicarsi il parco circolante di vetture Fiat, nuove o usate che siano… Sarà pure un’impressione individuale, ma almeno nella zona dove vivo credo che contendano tranquillamente il trono di “marca nazional-popolare” alla Vokswagen.

  3. Giulioromano scrive:

    Sono un pò di anni che l’Europa, grazie a “gente” che come può ci “vende”, l’Europa ci limita la nostra economia.
    Tanto per cominciare: Il miglior foraggio che si produce in Italia è anche il migliore al mondo. Grazie alla nostra conformazione geografica e qualità dei terreni, abbiamo erbe diverse che costituiscono il foraggio. Quindi il miglior latte e suoi derivati.
    Essendoci impegnati a produrre meno del 50% del latte che ci necessita (tutti dichiararono esattamente il contrario, chi produceva 100 dichiarò 120 se non altro per non sbagliare). Quidi quello che si produce lo maltrattiamo allungandol “robaccia”, come piace a quelli che il latte vero non lo hanno mai bevuto (gli Europei). Adesso l’ultimo attacco è alla Nutella. In Europa l’ hanno imitata in tutti i modi, con prodottacci pieni di schifezze. Siccome le schifezze non riescono a venderle, allora, grazie ai Ns. INCORRUTTIBILI rappresentanti, faranno chiudere la Ferrero. Cosi da lasciare sul mercato i vari Nutelloski-OriginalosKi, esattamente come avviene con gli altri prodotti caseari (AUTENTICO REGGIANO DELLA VIRGINIA, o Parmesann della Transilvania).
    Che schifo di paese è l’ Europa! Ridatemi l’Italia.

  4. Per prima cosa ricordiamoci cosa hanno prodotto a Pomigliano negli anni e di chi è figlia quella fabbrica.

    Cioè Pomigliano è nata per produrre prima l’Alfasud poi l’Arna e infine le altre vetture dell’Alfa che in seguito divenne Fiat. Gli operai che lavoravano all’epoca certo non si sono lamentati di questa politica assenteista. Ricordiamoci,prendo da wiki che si arrivo persino alla costituzione dell’Industria Napoletana Costruzione Autoveicoli Alfa Romeo - Alfasud S.p.A. nacque il 17 gennaio 1968 con azionisti Alfa Romeo (88%), Finmeccanica (10%) e IRI (2%). Per il progetto furono stanziati poco più di 300 miliardi di lire finanziati in gran parte dalla Cassa per il Mezzogiorno ed il Banco di Napoli.” e parliamo di 42 anni fa…

    La storia parla chiaro, Pomigliano ha avuto una funzione di bacino elettorale grazie al posto “sicuro” piuttosto che di area industriale.

    La proposta FIAT è inaccettabile come lo è nazionalizzare per i soldi dati in tutta la vita Fiat visto che erano dati a fondo perso per il semplice motivo di mantenere il voto. Non è come il caso recente USA dove il governo prestava erano proprio a fondo perso.

    Questo mantenere in vita ha dato come risultato ha impedito la nascita di altre aziende automobilistiche che magari sarebbero nate dalle ceneri della FIAT (anzi ha fatto da cassa ad acquisizioni tipo Alfa) o tramite acquisizione avrebbero portato industrie estere a produrre in Italia. Vedi la storia di Obama con la Chrysler venduta a Fiat.

    Ricordiamoci inoltre che il costo del lavoro in Italia è alto. Sono convinto che se il governo rendesse figurativi i costi previdenziali a fronte di garanzie occupazionali e investimenti da parte di Fiat per x Tempo questo problema sarebbe già stato risolto. L’altra soluzione è quella di lasciarli andare e una volta liberati gli impianti offrirli alla concorrenza sempre richiedendo impegni e dando facilitazioni magari creando zone franche o altro. Del resto fanno così in tutto il mondo per incentivare le industrie.

  5. Gesucristo scrive:

    Per l’ennesima volta fanno il giochetto dell’allora me ne vado, i grandi imprenditori. Grande strategia, Marchionne un vero genio.

    Dài banana, fanne una giusta e mandali affanculo.

  6. Eli scrive:

    Ah, Marchionne balla il samba…
    Allora basta chiamare qualche Orixà, e piazzargli una bella
    macumba…
    Dove non può la logica, può la magia…

    • piersabatino deola scrive:

      Cara Eli
      non sitratta di magia ma di capire che devono essere limitate le produzioni di auto.Il mondo non è più in grado di sopportare,e per mancanza di petrolio e per l’inquinamento, tale tipo di vetture.L’industria va riconvertita in produzioni a sfondo più sociale e civile.A tal proposito vedi il problema urgentissimo che si chiama fotosintesi.

      • Eli scrive:

        Piero

        sono d’accordo con te. Ho fatto una battuta, perché bisogna sorridere sempre, su tutto. Inoltre la Fiat non ha mai presentato sul mercato una vettura a idrogeno, a batterie solari, sempre solidale coi petrolieri
        ed in pieno spregio dell’ambiente, e se
        la vuoi a metano te la devi convertire da te.
        Ho la soddisfazione di non aver mai comprato una vettura Fiat in vita mia, per quanto mi ripugnavano gli Agnelli avvoltoi, massoni e sionisti.
        Però non bisogna cadere nell’illusione degli eco-motori
        ad alcool o ad olio di soia, perché sottraggono campi
        alla coltivazione del cibo in nazioni affamate, e questo è intollerabile quasi quanto le foreste pluviali disboscate per produrre hamburger per gli Yankees.
        Insomma, bisogna porre attenzione a che il rimedio non sia peggiore del male.
        Oltretutto, dal disastro ambientale del Golfo del Messico,
        si evince a mio modesto avviso una lezione chiarissima.
        Che la BP, per risparmiare sui costi di estrazione, dovrÃ
        spendere almeno cento, mille volte tanto. Qualcuno già parla
        di fallimento.
        Sono i pezzenti capitalisti che causano i disastri, con la loro
        avidità. E noi gli andiamo dietro, con la brama di assomigliargli e di raccogliere le briciole alla loro tavola.

  7. alsalto scrive:

    Marchionne e’ pagato profumatamente dagli azionisti Fiat per massimizzare i ricavi. Il mercato Brasiliano e’ appetitoso? Bene, andiamo a guadagnare li, poco importa se gli Italiani crepano. Non occorre scomodare Carlo Marx per intuire quali effetti possano avere sul mercato Italiano la delocalizzazione della produzione indistriale in quei luoghi dove la mano d’opera risulta maggiormente competitiva, dove i diritti dei lavoratori sono meno delineati e sopratutto dove l’economia nazionale non e’ stretta dalla morsa del sistema monetario del debito, vedi la Cina ed il loro sistema di produzione del danaro. Banalmente da un lato se gli operai Italiani non lavorano chi le acquistera’ in Italia le utilitarie? Dall’atro, se esiste un paese industrializzato quale la Cina in grado di produrre disponendo e di maggior competitivita’ sulla mano d’opera e svincolato dal sistema-debito e quindi non poco alleggerito di costi finanziari quanto occorrera’ che anche Brasile e Polonia risultino non competitivi? E nel frattempo gli Italiani che faranno? Pare evidente che queste non siano considerazioni cui Marchionne-azionisti siano interessati a fare ma che altrettanto sfuggano a chi dovrebbe essere demandata la tutela del lavoro e della finanza in Italia. Insomma Cavaliere, Tremonti dove siete? Fate gli indiani e…Adesso e’ Polmiliano, tra poco ne riparliamo al Lingotto & Co.

    Leggete la dichiarazione del Premier al fondo di questo articolo del 31/05/2004 in concumitanza della nomina di Marchionne in Fiat. Che figo. Sono passati 6 anni….

    • Eli scrive:

      alsalto

      ho letto da qualche parte che il progetto di marchionne (con
      la minuscola, perché è un homunculus anche lui) per Mirafiori
      è quello di creare auto di lusso personalizzate per il mercato
      italiano. A Torino resterebbe solo l’eccellenza, auto lussuosissime per i riccastri nostrani, che a forza di mazzette ed affari loschi sono in aumento. Ognuno potrà ordinarsi la sua Fiat superlusso come vuole, con tutti i gadgets e cazzate varie che riesca ad immaginare.
      Auto fatte su misura, come le scarpe, a prezzi inarrivabili.
      Un po’ come i treni superveloci Top Class di Montezuma e Della Valle. Solo che queste ultime dovranno usare le linee esistenti delle Ferrovie, ed allora sarà da ridere!!!

      • alsalto scrive:

        Eli, ma secondo te davvero uno granoso s’impossesserebbe di un brand quale quello Fiat anziche’ le solite BMW, Mercedes, Jaguard…Audi per quanto ben fatto? Insomma mi sa’ tanto di bufala.

        • Eli scrive:

          alsalto

          beh, se si decidessero finalmente a fare delle vetture decenti, con una martellante pubblicità, convincendo quei polli dei borghesi italiani di comprarsi un nuovo status symbol, potrebbero
          anche riuscire a venderle. Non dimentichiamo che c’è in ballo anche il marchio Ferrari.

          • alsalto scrive:

            Bhe’ Lapo ha cercato di rendere Glamour il marchio Fiat, peccato che lo ha appiccicato su orribili felpe in tessuto sintetico da 400 euri…che poi in tanti se la sono accattati in effetti…hahahaha…il mondo e’ pieno di fessi per davvero, hai ragione Eli, c’e’ davvero il rischio che se le comprerebbero certe carrozze i borghesucci se fanno trendy…ha ahaha…gente che pur di mostrare il macchinone priva del parmigiano a tavola i figli…ce ne sono si, ce ne sono, anche troppi.

  8. Sono indeciso: è l’Italia dei cacasotto o dei cacasenno ?
    E già perchè mai di questi tempi ho visto una sudditanza al potere costituito !
    Molti con il Premier in testa pensano che la democrazia sia la dittatura della maggioranza: niente di più sbagliato perche la maggioranza ha l’obbligo ed il dovere di governare, ma ci deve essere il confronto (ed anche lo scontro)sia nella maggioranza che tra questa e l’opposizione.
    La democrazia quindi è proprio la possibilità di discutere e di dissentire perchè non è assolutamente automatico che ciò che pensa la maggiranza democraticamente eletta sia obbligatoriamente la perfezione assoluta.
    Molte iniziative della maggioranza, nascoste dalla presunzione di moderizzare la Costituzione, ma in realtà finalizzate a rirare la volata al proprio elettorato (e che gli altri andassero a morì ammazzati), costituiscono una ulteriore schiera dei cacasenno.
    Quanto ai cacasotto emergono fra i primi associazioni di categoria di qualsiasi tipo che, pur convinti che la classe dominante è composta da cacasenno, cercano di lisciarla per il giusto verso per trarne vantaggi e rendite di posizione (alla faccia del libero mercato) per cui la manovra finanziaria va bene, ma manca il rilancio dell’economia (sic!): come dire bello il colore di questa macchina, peccato che sia senza motore !!
    Il massimo dei cacasotto sono però quei sindacati che per ben due volte si son fatti fregare dai vari patti per l’Italia berlusconiani, ed oggi si stanno suicidando accettando accordi assurdi, non accorgendosi nemmeno che stanno creando i presupposti per relazioni industriali sindacali sbilanciate e squilibrate per il prossimo futuro un po´ ovunque.
    Per uno stato democratico capitale e lavoro pari sono !
    Certo alla Fiat di Pomigliano le maestranze hanno vizietti che vanno ricondotti con la dialettica sindacale a livelli di ragionevolezza (se uno sciopera non si può mettere in malattia); ma per quanto riguarda l’enorme utilizzo dei permessi per incarichi politici soprattutto durante le tornate elettorali forse sarà bene che la Fiat si faccia quattro chiacchiere con tutti i partiti della zona (che cacchio c´entrano i sindacati ?).

    • Eli scrive:

      Guido

      a me piace quella scuola che ravvisa nella democrazia non la
      dittatura della maggioranza, come affermi, ma la tutela delle
      minoranze.
      Quanto ai cacasenno che discettano di libero mercato, ci pigliano solo in giro.
      In quale altro paese al mondo esistono i cartelli, i trust come da noi?
      Qui fanno cartello i petrolieri, le banche, le assicurazioni,
      le società dell’energia, le compagnie telefoniche, le catene di supermercati della grande distribuzione…
      Sicuramente ho dimenticato qualcuno.
      Se negli USA qualcuno provasse a fare quello che fanno da noi, li asfalterebbero in quarantott’ore!
      E’ che i furbastri prendono del liberismo quel che gli fa comodo, e buttano il resto.
      Come fanno con le regole europee: quelle che fanno loro comodo le applicano subito, e per quelle che non piacciono, sono disposti a pagare multe salatissime.
      Stessa cosa avviene con le leggi di mercato.
      C’è qualcuno che è in grado di spiegarmi perché in un momento di recessione, in cui calano le vendite anche dei generi alimentari, i prezzi continuino a salire?
      A me avevano insegnato che quando cala la domanda, i prezzi scendono. ma da noi così non avviene.
      Manco più i fondamentali dell’economia trovano riscontro.

      • piersabatino deola scrive:

        Tutti d’accordo per fotterci.Industrie in mano agli stranieri svendute dal molosso Prodi e associati e l’Italia con un pugno di mosche e gli stranieri che fanno il bello e cattivo tempo a nostre spese con purtroppo solo una debole opposizione del pur fetente Nano.

      • Se qualcuno crede che Marchionne è molto più bravo in matematica della Fiom e troppo onesto per giocare a carte truccate, va bene. Ma se qualcuno volesse accordare alla Fiom almeno il beneficio del dubbio e pensare che i numeri potrebbero effettivamente darle ragione, allora Marchionne sta forzando la situazione per ragioni che non hanno niente a che vedere con l’efficienza industriale, ma sono un gioco di potere volto ad eliminare quei residui di sindacalismo autentico che ci sono ancora nei suoi stabilimenti, e magari nel resto del paese.

        Il che ci riporta alla sostanziale scelta di campo del PD a favore della Fiat e contro la Fiom (non sono io a dirlo ma Sergio Cofferati). E’ già abbastanza grave che le logiche perverse della globalizzazione non siano mai sfidate in cerca di alternative, come se fossero leggi di natura inalterabili. Ma è ancora più impressionante vedere che all’aprirsi di un’offensiva padronale che è ancora di esito incerto, il PD sa solo trovare trovare pretesti per schierarsi subito con i padroni e contro gli operai.

  9. La lettera di un gruppo di lavoratori della fabbrica di Tychy, in Polonia, ai colleghi di Pomigliano d’Arco che stanno per votare (il 22 giugno) se accettare o meno le condizioni della Fiat per riportare la produzione della Panda in Italia. (…)

    (Questa lettera è stata scritta il 13 giugno, alla vigilia del referendum a Pomigliano d’Arco in cui i lavoratori sono chiamati a esprimersi sulle loro condizioni di lavoro. La Fiat ha accettato di investire su questa fabbrica per la produzione della Panda che al momento viene prodotta a Tychy in Polonia. I padroni chiedono ai lavoratori di lavorare di sabato, di fare tre turni al giorno invece di due e di tagliare le ferie. Tre sindacati su quattro hanno accettato queste condizioni, la Fiom resiste)

    “La Fiat gioca molto sporco coi lavoratori. Quando trasferirono la produzione qui in Polonia ci dissero che se avessimo lavorato durissimo e superato tutti i limiti di produzione avremmo mantenuto il nostro posto di lavoro e ne avrebbero creati degli alti. E a Tychy lo abbiamo fatto. La fabbrica oggi è la più grande e produttiva d’Europa e non sono ammesse rimostranze all’amministrazione (fatta eccezione per quando i sindacati chiedono qualche bonus per i lavoratori più produttivi, o contrattano i turni del weekend)

    A un certo punto verso la fine dell’anno scorso è iniziata a girare la voce che la Fiat aveva intenzione di spostare la produzione di nuovo in Italia. Da quel momento su Tychy è calato il terrore. Fiat Polonia pensa di poter fare di noi quello che vuole. L’anno scorso per esempio ha pagato solo il 40% dei bonus, benché noi avessimo superato ogni record di produzione.

    Loro pensano che la gente non lotterà per la paura di perdere il lavoro. Ma noi siamo davvero arrabbiati. Il terzo ‘Giorno di Protesta’ dei lavoratori di Tychy in programma per il 17 giugno non sarà educato come l’anno scorso. Che cosa abbiamo ormai da perdere?

    Adesso stanno chiedendo ai lavoratori italiani di accettare condizioni peggiori, come fanno ogni volta. A chi lavora per loro fanno capire che se non accettano di lavorare come schiavi qualcun altro è disposto a farlo al posto loro. Danno per scontate le schiene spezzate dei nostri colleghi italiani, proprio come facevano con le nostre.

    In questi giorni noi abbiamo sperato che i sindacati in Italia lottassero. Non per mantenere noi il nostro lavoro a Tychy, ma per mostrare alla Fiat che ci sono lavoratori disposti a resistere alle loro condizioni. I nostri sindacati, i nostri lavoratori, sono stati deboli. Avevamo la sensazione di non essere in condizione di lottare, di essere troppo poveri. Abbiamo implorato per ogni posto di lavoro. Abbiamo lasciato soli i lavoratori italiani prendendoci i loro posti di lavoro, e adesso ci troviamo nella loro stessa situazione.

    E’ chiaro però che tutto questo non può durare a lungo. Non possiamo continuare a contenderci tra di noi i posti di lavoro. Dobbiamo unirci e lottare per i nostri interessi internazionalmente.

    Per noi non c’è altro da fare a Tychy che smettere di inginocchiarci e iniziare a combattere. Noi chiediamo ai nostri colleghi di resistere e sabotare l’azienda che ci ha dissanguati per anni e ora ci sputa addosso.

    Lavoratori, è ora di cambiare.”

    Fonte:http://fdca-nordest.blogspot.com/2010/06/lettera-dei-lavoratori-fiat-di-tichy.html

  10. Eli scrive:

    Questa lettera degli operai polacchi della Fiat ai loro colleghi
    italiani è molto bella.
    Essi hanno sperimentato sulla propria pelle le menzogne e
    gl’inganni del padronato, ed incitano gl’italiani a resistere,
    anche a proprio danno.
    Questi lavoratori hanno aperto gli occhi, sono consapevoli
    del gioco al massacro. I sindacati italiani ed il PD no, visto
    che incitano gli operai di Pomigliano ad accettare l’ignobile
    ricatto.
    Ma da che parte stanno, questi fetentoni? Non da quella degli operai, di certo.

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