Cattiva coscienza


Gli ebrei che s’interessano al destino bellico e bellicoso d’Israele, dice Anshel Pfeffer, corrispondente di Haaretz sono comunque (forse) una minoranza tra gli ebrei della diaspora e si dividono in tre gruppi:

-gli ebrei “pavloviani” che si allineano alle posizioni del governo israeliano, vedendo Israele come il “bene” e gli altri come il “male” e ritenendo le incursioni dell’entità sionista giustificate.

-gli ebrei come naturei-karta, contrari alle imprese militari israeliane che anzi ritengono azioni che necessitano di un’espiazione da parte degli stessi ebrei e che stanno bene dove stanno.

-gli ebrei che, pur avendo a cuore profondamente il destino di Israele, sono disturbati, per non dire rattristati, dal pensiero delle vittime civili palestinesi, in particolare dei bambini. Questi ultimi vivono l’ideale politico con questa lacerazione disturbante. Come avendo mentalmente per la testa “qualcosa che non torna” e il loro impegno politico soffre sempre di qualcosa di contraddittorio.

Nel constatare che Haaretz è piu’ onesto dei media nostrani nel rispettare le opinioni critiche dei giornalisti, rilevo che l’ errore dell’opinionista è quello di confinare agli “ebrei” questi sentimenti. Per quello che posso constatare, vivendo in Italia e confrontandomi con il variegato mondo della “controinformazione” via web (oltre che dell’informazione embedded), non posso che estendere la sua categoria di “ebrei” alla categoria “sionisti”. Indipendentemente dall’ “adesione” dalla tradizione ebraica, in termini di legami familiari, religiosi o semplicemente di simpatia.

I sionisti sono una categoria trasversale, che pur proclamando un ideale “nazionalista”, legato a “stirpe e tradizione”, “sangue e suolo“, quindi “di destra”, oltre ad avere le loro legioni a destra, infestano anche la sinistra.

Non si capisce perchè, infatti, una denominazione che nella sua versione piu’ “moderata” ammette “lo stato di diritto” di matrice illuministica, dovrebbe accettare l’ideologia secondo cui “il popolo ebraico…scacciato da Tiberio dalle sue terre…ha il diritto…di tornarvi e di starci…permanentemente…dopo l’Olocausto…a costo di cacciare le stirpi che ci vivono dagli (ultimi) secoli..e…piuttosto che dare loro la cittadinanza…li affamano, li vessano, li “sparano” individualmente e poi alla fine…li bombardano ed è giusto cosi perchè loro tirano i razzi kassam e rompono le tregue e le palle”
Cioè: qualcuno mi spieghi che cos’ha, esattamente, in comune quest’idea con: il pensiero di Montesquieu, Quello di Voltaire, quello di Proudhon, quello di Marx e quello di Lenin.
L’ideale denominato “sinistra”, in tutte le sue radici culturali grida vendetta quando finti progressisti viscidamente “amareggiati” che si toccano i coglioni blogghisticamente per il destino di alcuni “sfortunati” colleghi colpiti dalle razionalizzazioni di cui spesso si cantano le lodi (o si cantano le lodi di chi ne canta le lodi), considerano piu’ grave bruciare bandiere israeliane che ammazzare una persona. E che dicono, in occasione dell’attacco israeliano che sono “cazzi loro (dei palestinesi)” accusando la sinistra italiana di avere il torto di non aver saputo stare, come avrebbe dovuto, “amorosamete accanto” all’ala progressista del parlamento (sic) di Israele.

Beh un personaggio così fintamente progressista ha iniziato una polemica sull’aggregatore di sinistra kilombo andandosene perchè trovava intollerabile la maggioranza di post filopalestinesi che in questi giorni di strage, hanno popolato l’aggregatore.

Dopo qualche giorno si scopre che dalla redazione dell’aggregatore di sinistra kilombo parte una presa di posizione che “rettifica” il non condizionato appoggio inizialmente dato al riconoscimento che i palestinesi, nel quadro dell’aggressione cominciata il 27 dicembre e tuttora in atto, dicendo che bisogna mantenere una posizione di “equidistanza” e che “non si deve mettere in discussione l’esistenza dello “stato sionista”.

A parte qualcuno che viene censurato, nessuno si prende la briga di discutere che, specialmente col nostro sistema disinformativo, difendere la logica sionista (anche solo equiparandola,nella sua concretezza, al disarmato popolo palestinese), secondo cui è meglio aggregare i russi non ebrei per farli combattere la guerra con i palestinesi, che i palestinesi stessi che vivono lì, è essere complici, culturalmente del massacro.
Perchè la semplice idea democratica di uno stato di diritto, originata dall’illuminismo, con il kantiano ideale che dovrebbe guidarlo e cioè quello della “pace perpetua” sconfessa ogni presupposto, escluso forse quello irrazionale della “lotta all’ansia”, del sionismo. E ne dovrebbe inequivocabilmente conseguire la condanna senza appello delle violenze (oltretutto “dispari”) in quella terra.



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