Certo non si puo’ pretendere da questo governo di destra che tratti la condizione delle donne italiane in modo equo, culturalmente solido e gratificante socialmente. Prendiamo la storia delle ronde, per esempio. Condivido l‘illuminante pensiero di Fika Sikula, secondo cui -tolte le considerazioni di sapore squadristico che le hanno motivate-le ronde fanno rifermento ad una cultura di possesso-difesa del corpo femminile da parte dei maschi, che “ronderebbero” per salvare le femmine italiane dalla violenza carnale, convinzione che ha le stesse radici della cultura dello stupro.
Quella per cui “se un uomo sente la necessità di violentare è perchè l’animale femmina gli ha mandato segnali positivi in tal senso.” Nei termini di uno sguardo di troppo o di una minigonna eccessivamente corta. L’appartenenza alla comune “stirpe” ha qui un significato così spaventosamente materialista da equiparare il genere femminile umano alle femmine di un branco, sottoposte obbligatoriamente all’istinto del capobranco.
Il quale sente una minaccia alla sopravvivenza se i favori sessuali della “femmina” vengono riservati a uno straniero e quindi “tolti” al diritto di stirpe, dato da una non meglio precisata comunanza cromosomica.
Il ministro Brunetta però va in controtendenza. Con la scusa dell’equiparazione all’Europa (che non c’è per i delitti finanziari e relativi al bilancio delle aziende e neppure per Emilio Fede) intende far sgobbare le femmine del “branco” fino a 65 anni.
Qui Brunetta lancia alle donne un segnale di emancipazione attraverso il famoso detto “Il lavoro rende libere”.

Insomma: o signore: se le vostre paghe sono piu’ basse di quelle degli uomini, se titillano la nevrosi capitalistica con scene che incitano allo stupro, se la precarietà è soprattutto femminile, se “il naturale istinto riproduttivo delle donne” è spesso umiliato da licenziamenti, mobbing, mancati rinnovi del contratto, ritmi di vita “familiari” da desiderio suicida, se la “cristiana famiglia” che si vuole perpetuare nella specie richiede la reintroduzione di un buon numero di aborti clandestini: tutto questo alla “politica” (quella che invoca il Carlo Gambescia e che non ho ancora capito cos’è) va bene .
Va bene a tutti e nessuno dice un cazzo.
Se si tratta invece che un Brunetta qualsiasi decide che lavorare fino a 60 anni per le donne è un intollerabile privilegio e che bisogna immediatamente levarlo, si leva. Nell’indifferenza generale.
E anche qui: va bene a tutti e nessuno dice un cazzo.
Si è parlato per 30 anni delle problematiche del “doppio lavoro” non pagato che è quello delle “madri lavoratrici”. Oggi sembra un tema estinto. Operazione mediatica e culturale necessaria affinchè arrivasse il piccoletto stronzo a mandare le donne in pensione a 65 anni.
Prendiamolo come il suo regalo alle donne in occasione dell’8 marzo e facciamogli gli auguri idonei che si merita di conseguenza… magari dedicando questi auguri a Satana, come fanno loro…