Abbiamo espresso che l’Eterno Ritorno è un pensiero illuminante: in esso l’individuo scopre se stesso nella propria massima volontà di potenza, espressa (sia col pensiero che col corpo: Nietzsche è un pre-platonico) in una dimensione in cui noi siamo il punto di raccordo tra il nulla e l’essere, laddove l’essere viene fatto scaturire, nel magico attimo (la porta carraia) della consapevolezza piena.
L’attimo magico così viene ad essere: un punto temporale “filosofico” in cui si realizza l’obiettivo dichiarato di tutta la filosofia occidentale: l’autocoscienza, un momento fugace in cui si sconfigge l’”abisso” perchè il nulla vine controbilanciato dalla “massima produzione di Essere” di cui l’individuo è capace (come tale portatore di energia creativa), un momento “storico” in cui si percepisce la rappresentazione come il proprio “destino”: il presente si manifesta per “quello che è” e che, come individui “ci compete”, senza altro orizzonte immaginabile oltre a quello che viviamo nel presente (il massimo dell’immaginazione è che esso torni eternamente uguale a se stesso), un segmento temporale “demistificante” in cui, con lo stato d’animo giusto, cadono senza dramma tutti i pregiudizi, in una luce che fa da contrappeso al buio della nostra ignoranza (nascita della tragedia) in cui la verità si autosvela: che per quel che ne sappiamo e per quelle che sono le nostre possibilità conoscitive questa dimensione di temporaneità fuggente è l’unica veramente pensabile ed è l’unico “campo” entro cui far giocare le nostre energie e la nostra immaginazione, che crea solo se s’incontra con la fattualità bruta, nobilitata dalla volontà di potenza, che non sconfigge la morte, ma le da un logos, una ragione sufficiente.
La polemica con la religione in Nietzsche è animata da un intento responsabilizzante, per l’uomo: non c’è altra eredità, non c’è altro orizzonte pensabile, non c’è altra (passatemi il termine, non certo nietzscheano) “essenza” che cio’ che ci rappresentiamo e dal quale ci siamo allontanati* col nichilismo. La meschina fine della specie, il degrado dell’ambiente, lo spaccio di bugie a cui ci asserviamo, il calpestamento della dignità di viventi, tale da obbligarci all’umiltà anche (e soprattutto) con gli animali: tutte queste cose dipendono da noi e solo da noi (come individui che riescono a realizzare la piena espressione di loro stessi), non da un dio o da un impersonale “errore” della scienza.
*e giustamente. La storia della fondatività scientifica del mondo, da parte della filosofia moderna, mette in dubbio il dato di realtà (istintivo e prerazionale) per porre un canone universale di verità (razionale e astratto e intellettualistico) che prenderebbe le mosse dall’esperienza, quando all’uomo non è dato di fare un’esperienza universale (a parte la morte, che comunque è un’esperienza-limite che mette fine ad ogni altra esperienza. Necessaria, comunque) Quindi propone il “nichilismo del nichilismo”: l’azzeramento di ogni metro di giudizio, senza salvare niente: il presente dovrebbe cominciare (e ricominciare sempre)azzerando lo zero.
ps: lo so che a scrivere tutte ’ste cazzate vi sfracello i coglioni, o Utenti, ma questo è il mio modo di celebrare la campagna elettorale, per la quale non ho niente da dire e verso cui invito al non voto.